Medio Oriente: israeliani scettici su un accordo di pace con i palestinesi La maggioranza dei cittadini chiede una ripresa delle trattative ma pochi credono che porteranno a qualcosa

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La maggioranza assoluta dei cittadini israeliani chiede la ripresa di trattative con i palestinesi ma esclude che nel prossimo futuro esista la possibilità concreta di raggiungere un accordo di pace definitivo. Lo riferisce Maariv sulla base di un sondaggio condotto nei giorni scorsi, subito dopo la partenza da Israele del presidente Usa Donald Trump. Il 58%, secondo il sondaggio, sono interessati a negoziati ma il 78% ritengono che per il momento non siano possibili accordi. Il movimento Peace Now ha indetto per domani sera nella piazza Rabin di Tel Aviv un grande raduno di sostegno alla formula dei Due Stati, in occasione del 50simo anniversario della guerra dei sei giorni durante la quale Israele occupò il Sinai, la Cisgiordania ed il Golan. Si tratta della stessa piazza dove nel 1995 il premier Yitzhak Rabin fu ucciso da un estremista ebreo, al termine di un raduno pacifista.

Uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento dell’accordo di pace è rappresentato da Hamas. Il movimento fondamentalista palestinese, che controlla Gaza, ha indetto per oggi la “Giornata della collera” contro Israele in un gesto di sostegno con lo sciopero della fame ad oltranza intrapreso il 17 aprile scorso – su iniziativa del dirigente di al-Fatah Marwan Barghouti – da un migliaio di palestinesi reclusi in Israele per reati legati alla intifada. In un messaggio di incitamento alla protesta Hamas fa appello ai palestinesi della Cisgiordania a ”scontrarsi con gli occupanti israeliani”. Da parte sua il quotidiano israeliano Maariv ha appreso che dietro le quinte sono in corso tentativi per mettere fine alla protesta dei detenuti. Da parte palestinese, secondo il giornale, vi prendono parte il capo dell’Intelligence generale Zihad Hab-el-Rih (secondo la grafia ebraica, ndr) e Hussein a-Sheikh, ministro dell’Anp per le questioni civili. Anche lo Shin Bet (il servizio di sicurezza internadi Israele) è coinvolto in questi contatti, secondo i media, nel timore che la protesta dei detenuti dilaghi nei Territori.

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