Non si fermano le proteste in Venezuela: uccisi altri due giovani Con queste ultime due morti, il bilancio delle vittime nelle proteste antigovernative - iniziate ad aprile - sale a 63.

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Continuano senza sosta le proteste antigovernative in Venezuela, dove altri due giovani sono deceduti, uno a Maracaibo e l’altro a Ciudad Bolivar, entrambi raggiunti da spari di arma da fuoco.

Le vittime

La notizia della morte del giovane a Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar, è stata riportata dal deputato oppositore José Manuel Olivares. La vittima si chiamava Augusto Pugas, 22 anni, studente di infermeria, colpito da uno sparo alla testa. Inoltre, la stampa venezuelana, ha riferito dell’uccisione di Adrian José Duque Bravo, 24 anni, raggiunto da un colpo di arma da fuoco al ventre, mentre partecipava a una manifestazione nella zona di Torres del Saladillo a Maracaibo. Con queste ultime due morti, il bilancio delle vittime nelle proteste antigovernative – iniziate ad aprile – sale a 63.

Tajani: “La soluzione non è negli scontri di piazza. Il Paese dovrebbe andare al voto”

“In Venezuela purtroppo le violenze della polizia continuano a provocare morti, ma la soluzione non è negli scontri di piazza. Il Paese dovrebbe andare a elezioni, e decidere chi deve governare”. E’ quanto ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a margine dei lavori dell’assemblea parlamentare Euro-latinoamericana, svoltasi lo scorso 23 maggio. “Mi pare – ha aggiunto Tajani – che la dittatura di Maduro stia perdendo consensi. Non credo che oltre il 10%, così dicono i giornali, della popolazione venezuelana ormai sostenga più Maduro. I giovani sono in rivolta, gli studenti delle scuole e gli universitari sono in prima linea. Vuol dire che qualcosa sta cambiando in quel Paese, ma deve cambiare senza violenza. Per questo ci stiamo impegnando. Il Parlamento europeo si è espresso più volte, qualche settimana fa con dichiarazioni molto dure votate a stragrande maggioranza perché cessi la violenza, e si ripristini la democrazia e la libertà di espressione in questo Paese”.

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