Cina a rischio sorpasso: l’India potrebbe essere la Nazione più popolosa Un ricalcolo effettuato da uno statistico dell'Università del Wisconsin-Madison ha ridimensionato di circa 90 milioni gli abitanti cinesi

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abitanti Cina

Se qualcuno fosse ancora legato all’idea della Cina come Paese più popolato del mondo parrebbe proprio destinato a doversi ricredere. Certo è che superare il miliardo e 290 milioni di abitanti dello Stato asiatico sembra davvero un’impresa incredibile: eppure qualcuno ci starebbe riuscendo e nemmeno a troppa distanza dai confini del Dragone. Il nuovo potenziale primatista, infatti, si trova al di qua dell’Himalaya e risponde al nome di India. La nazione peninsulare dell’Asia meridionale ce la sta facendo, dopo anni di emersione rampante: con il suo miliardo di abitanti stimato al 2016, condito da altri 330 milioni di persone, Nuova Delhi sarebbe seriamente candidata a superare Pechino nella speciale classifica. Questo anche in virtù dei calcoli ri-effettuati sulla popolazione cinese, ridimensionati dai ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison di circa 90 milioni rispetto alla dichiarazione ufficiale. In particolare, a sentenziare il taglio dei numeri, è stato lo statistico Yi Fuxian che ha inquadrato il tasso di nascite di 1,6 figli per donna, registrato dal governo nel 2015, a un più modesto 1,05.

La politica del figlio unico

Qualora venisse ufficializzata, la cifra implicherebbe la perdita di un primato storico per il gigante asiatico che, in tal modo, verrebbe soppiantato da uno Stato altrettanto gigantesco (pur consistentemente meno in termini di estensione geografico) e, soprattutto, allo stesso modo indicato fra quelli maggiormente spediti sulla via dello sviluppo. A influire in modo piuttosto netto sul declassamento della Cina, sarebbe stata la cosiddetta “politica del figlio unico”, adottata per contenere una crescita demografica che, altrimenti, avrebbe avuto margini di incremento pressoché illimitati. Un contraccolpo fisiologico? Non del tutto, in quanto tale normativa è stata soppressa da circa un anno e mezzo. Un periodo che, pur con le attenuanti del caso, non è coinciso con l’aumento che la Commissione per la pianificazione familiare si attendeva.

India vs Cina

Ma il condizionale resta d’obbligo. Da una parte perché simili calcoli richiedono verifiche ponderate, dall’altra perché lo stesso Fuxian, in passato, aveva palesato una certa avversione per la politica del figlio unico, come fatto notare dal “Financial Times”. Del resto, lo stesso provvedimento ha avuto un altro scettico eccellente come l’attuale presidente Xi Jinping che, effettivamente, ha effettuato le prime politiche di revisione a partire dal 2015. Senza esagerare, però: il nodo è stato solo allentato e, da uno, le famiglie hanno avuto a disposizione una sola altra nascita. Un fattore probabilmente non sufficiente a mantenere gli standard galoppanti degli anni precedenti. Per questo, nel 2016, la catena si scioglie ma, evidentemente, i 18 mesi trascorsi da allora non sono bastati a recuperare i colpi di prima, complice una tendenza inversa pluridecennale difficilmente ribaltabile in un tempo così breve. D’altronde, le previsioni future l’aumento lo prevedono ma, a medio-lungo termine, prevedono anche un’ulteriore frenata, forse decisiva. Tutto da verificare, ovviamente. La notizia del probabile sorpasso, però, si affianca all’altrettanto pesante batosta del declassamento da parte di Moody’s (è la prima volta dal 1989). E questo qualche riflessione spinge a farla.

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