Turchia-Ue, Cavusoglu: “Vogliamo ancora l’adesione ma chiediamo sincerità” Il ministro degli Esteri turco ha incontrato Angelino Alfano alla Farnesina. "Non vogliamo favoritismi ma nemmeno essere trattati come lo siamo stati sinora"

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“Per noi niente è cambiato, l’adesione all’Ue rimane un obiettivo strategico della Turchia, ma l’Ue deve essere sincera”. Così il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu al termine dell’incontro alla Farnesina con l’omologo italiano Angelino Alfano. “Sembra che siamo d’accordo su tutto tranne che sulla nostra adesione, se l’Ue ha cambiato posizione su noi ce lo deve dire. Noi non vogliamo favoritismi ma nemmeno essere trattati come lo siamo stati finora”, ha aggiunto, avvertendo che dopo il fallito golpe “l’opinione pubblica turca non è più così favorevole all’adesione” e che bisogna invertire la tendenza. Ankara comunque vuole “andare avanti“, ed in quest’ottica sarà “molto importante” l’incontro a Bruxelles tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed i vertici europei – Juncker, Tusk, Tajani – a margine del vertice Nato, ha rilevato Cavusoglu.

Alfano, da parte sua, ha confermato che tra Italia e Turchia si conferma “l’amicizia, l’alleanza in chiave Nato e la partnership commerciale, e l’amicizia presuppone chiarezza”. Il titolare della Farnesina ha rilevato ad esempio che anche nel colloquio odierno “abbiamo avuto modo di parlare di elementi problematici che hanno connotato le relazioni con l’Ue e anche con l’Italia sul piano di alcuni principi, a cui Cavusoglu ha risposto con chiarezza”. Il ministro turco – che ha incontrato anche il presidente Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni – ha espresso la stessa valutazione, confermando i rapporti di amicizia con l’Italia, che a volte rivolge anche “critiche ma sempre in modo costruttivo”. Alfano e Cavusoglu hanno poi posto l’accento sulle “solide relazioni commerciali” ed i risultati ottenuti dalle aziende italiane nella realizzazione di opere pubbliche in Turchia. Il ministro turco ha ricordato i 18 miliardi di interscambio dell’anno scorso, invitando altre aziende italiane a lavorare nel suo paese.

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