La “strana coppia” Povia-Amato a Tor Sapienza contro il gender Intervista al cantante: "Senza la famiglia il mondo collasserebbe. L'ovvietà è controcorrente"

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Invertiamo la rotta – Contro la dittatura del pensiero unico”. E’ il titolo del dibattito-spettacolo che andrà in scena a Roma giovedì 25 maggio alle 20.30 a Tor Sapienza, nella sala Giovanni Paolo II della parrocchia S. Maria Immacolata, e che vedrà protagonisti due testimonial da tempo impegnati nel contrastare il dilagare dell’ideologia gender, ovvero l’avvocato Gianfranco Amato, fondatore di “Giuristi per la vita”, e il cantante Giuseppe Povia. Uno spettacolo “per chiarire tanti dubbi e perplessità” dice la locandina dell’evento, che la singolare coppia sta portando in tour dallo scorso mese di ottobre, non senza polemiche e attacchi da parte dell’universo omosessuale. In Terris ha intervistato il cantante.

Da vincitore del Festival di Sanremo ad artista emarginato in nome del “politically correct”. Quanto sta “scontando” canzoni come “Luca era gay”?

“A livello televisivo moltissimo, quel brano ha toccato un nervo scoperto. In realtà però sono io che da tempo ho preso una strada popolare ma non televisiva. Gli argomenti che canto piacciono molto alla gente che mi segue nei concerti, ma sono temi che aprirebbero dibattiti se diventassero successi in Tv. Provi ad immaginare ad esempio un brano come “Dobbiamo salvare l’innocenza”(ultimo disco) in gara a Sanremo (ovviamente scartato) rappresentato con un nastro bianco che apre il dibattito sulla porcheria dell’utero in affitto, mentre tutti gli altri cantanti sfilano con i nastrini arcobaleno. L’ha immaginato? Ora si faccia due risate”.

Dove nasce il suo impegno a favore della famiglia? Chi glielo fa fare?

“Non è un impegno personale ma antropologico ed intellettuale. Lo farei anche da single. La famiglia costituisce la società, come diceva Cicerone e ancor prima Aristotele. In assenza di questa quindi il mondo collasserebbe. Chi me lo fa fare? Mi diverto a dire che 1+1 fa 2. L’ovvietà è controcorrente, non trova?”

Attacchi alla famiglia e ideologia gender ma non solo: nelle sue canzoni denuncia anche il fenomeno dell’utero in affitto: per quale motivo?

“Perché è un atto di egoismo che leva al bambino il diritto ad avere mamma e papà. Anche se non sono d’accordo, posso comprenderlo in una coppia etero che soffre di una chiara patologia e fallimento spirituale, ma in una coppia gay no. Punto di vista, tutto qua”.

E’ realmente efficace questo tipo di denuncia attraverso la musica?

“Una frase del brano “Chi comanda il mondo” recita: “la musica può arrivare nell’essenziale, dove non arrivano le parole da sole”. Quindi sì”.

L’evento con Amato è dichiaratamente contro la “dittatura del pensiero unico”. Ma è possibile un dialogo con chi la pensa diversamente? Cosa risponde a chi vi accusa di essere “integralisti”?

“Secondo me è possibile. L’importante è che i toni siano bassi ed educati e che, quando si trova un corto circuito, ognuno rimanga della sua idea: si chiama democrazia. Sia io che l’avvocato Amato documentiamo quello che diciamo o che canto sul palco”.

Ha mai rimpianti per quello che sta facendo?

“No e spero che un giorno venga premiata anche la mia onestà musicale e non sempre la “buona e umile furbizia” di tanti artisti”.

Continuerà il tour “anti-gender”?

“Continuerò il tour sia da solo che con l’avvocato Amato ma anche con altri illustri esponenti della politica economica e costituzionale. Il gender? Dicono che non esiste, venite a Roma il 25 e capiamo se non esiste”.

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