Pantan Monastero, profanato il tabernacolo del convento. La Curia: “Derubati di ciò che abbiamo di più caro” L'accaduto risale alla notte del 22 maggio, oggi l'annuncio sul sito della diocesi di Porto Santa Rufina

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Profanato il tabernacolo della cappella situata nella Casa delle Suore di Carità di Nostra Signora del Buono e Perpetuo Soccorso, in Via di Casal Selce 389, a pochi passi da Roma. Secondo la ricostruzione, ignoti si sarebbero introdotti nel convento e, dopo aver forzato la porticina del tabernacolo, hanno portato via i contenitori con le ostie consacrate. Le suore si sono accorte del fatto nella prima mattinata del giorno successivo. Immediata la telefonata al Vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, mons. Gino Reali, e alle forze dell’ordine.

Come si legge in un comunicato diffuso quest’oggi sul sito della Curia, l’accaduto risale alla notte del 22 maggio. “La disciplina della Chiesa prevede la scomunica per gli autori e i mandanti del furto e della profanazione – recita il testo -. Il Vescovo chiede alla Diocesi di pregare in riparazione del gravissimo gesto, per la conversione degli autori e per un rinnovato amore a Gesù Eucaristia. Nella Parrocchia di Pantan Monastero verrà celebrata una Messa di riparazione lunedì 29, alle ore 17:00, alla quale seguirà una prolungata adorazione eucaristica”.

“Derubati di ciò che abbiamo di più caro”

Parole di sdegno sono arrivate dalla Curia, che nel comunicato ha ricordato come questo sacrilegio spinga a riflettere sul senso dell’Eucarestia che, hanno precisato dal Palazzo Vescovile, “non è una cosa. Non è un simbolo religioso. È una presenza viva. Oggetto non solo della nostra fede ma anche della nostra adorazione. È il Corpo e il Sangue di Cristo. Eppure, la presenza del Figlio di Dio è una presenza inerme. È arrivato a trasformare la sostanza del pane in quella del suo corpo ma, proprio in quel pane, Cristo rimane in una paradossale condizione di assoluta fragilità”. “Vediamo che si può arrivare a far male oltre gli uomini, stendendo la mano direttamente per voler colpire Dio. Come il Venerdì Santo, Cristo si consegna nelle mani dei peccatori – hanno aggiunto dalla Diocesi -. Rimane in silenzio. Insultato e percosso, si lascia umiliare e non apre la bocca. Ancora una volta, mani empie hanno portato via il Pane consacrato per un fine indegno e sacrilego”.

L’esigenza della riparazione

Come riferito nel comunicato, sono ancora ignote le cause del gesto. Dalla Curia hanno affermato: “Forse il Signore arriva a permettere tanto male contro di sé perché ne possa venire un bene a noi. Magari cercheremo di essere più attenti alla sua misteriosa presenza. Forse potremmo ridargli il posto che gli spetta, durante le celebrazioni. Cercheremo di trascorrere in sua compagnia qualche momento in più”. Quindi, l’invito alla “riparazione“, “una vera e propria urgenza di rispondere per le colpe di altri, di colmare in qualche modo il vuoto di fede e di amore. Sull’esempio di Cristo che, senza peccato, ha voluto pagare per noi peccatori“.

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