Paula, A.J. e gli altri angeli di Manchester: quando la solidarietà combatte il terrore

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Manchester

E’ nel momento di peggiore difficoltà, di forte e tremendo confronto con il terrore che la coesione e la generosità di un popolo emerge con altrettanta forza. Ed è proprio questo che, nel buio di una lunga notte, è accaduto a Manchester, nelle concitate ore successive all’attentato terroristico messo in atto al termine del concerto di Ariana Grande, nei pressi della biglietteria dell’Arena. La fuga precipitosa, le urla di terrore e, insieme, il senso di impotenza e smarrimento che segue a un attacco vile e improvviso come quello avvenuto ai danni dei teenager che partecipavano alla serata musicale: questo lo scenario che ha accompagnato i momenti seguenti all’esplosione del kamikaze, nel quale si è palesata la generosità dei cittadini di Manchester, pronti a prestare soccorso a quei giovani terrorizzati e alle loro famiglie.

Gli angeli di Manchester

Paula, una 48enne del West Dalton, non ha avuto timore nel gettarsi fra la folla presa dal panico, radunando 50 bambini e ragazzi dispersi all’interno dell’hotel “Holiday Inn”. Da lì, assieme a suo marito, ha attivato una campagna di ricerca via social, diffondendo le generalità dei ragazzi e pregando i loro genitori di contattarla al suo numero, qualora li avessero riconosciuti. Altrettanto coraggioso il gesto di A.J. Sing, un tassista di origini indiane che, appresa la notizia dalla tv, si è precipitato sul posto assieme al suo mezzo, non prima di aver apposto sul vetro posteriore dell’auto il cartello “Taxi free if you needed”. Una frase emblematica: un taxi libero, a disposizione di quei feriti che A.J. ha trasportato in ospedale per tutta la notte mettendosi al servizio dei suoi concittadini, agendo in prima linea in uno dei momenti più duri vissuti dalla sua città.

Eroi della notte

Gesti di generosità, di solidarietà… ogni aggettivo può andar bene ma, ciò che resta davvero, è la spontanea umanità che tali azioni trasudano e che mostrano quale sia l’arma utile a contrastare la follia del terrorismo: la cooperazione sociale, la consacrazione di se stessi agli altri nelle situazioni di estrema difficoltà. E infatti, assieme a Paula e A.J., c’è stata un’intera popolazione che si è mossa in aiuto dei suoi giovani: file infinite presso gli ambulatori per la donazione di sangue, altri taxi, come quello di Sing, pronti a sfrecciare dalla Manchester Arena agli ospedali, incoraggiamenti reciprocamente arrivati via social e tanto altro. Ognuno ha dato qualcosa, cercando di non lasciare soli i propri concittadini e, soprattutto, dimostrando che sopravvive un’umanità che grida la propria condanna e che al terrore non vuole arrendersi.

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