Vaticano, Papa Francesco riceve il presidente Usa Donald Trump

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Papa Francesco riceve in Vaticano Donald Trump. Il Presidente Usa fa tappa in una Roma blindata dopo il suo viaggio in Medio Oriente, dove ha ribadito il suo impegno a combattere il terrorismo accanto ai leader arabi. Ma non solo azioni di guerra. Il tycoon, infatti, nei suoi discorsi pronunciati in Terra Santa, ha parlato anche di “pace” e “dialogo”, rinsaldando il legame tra Stati Uniti e Israele, sollecitando al tempo stesso il raggiungimento di un compromesso con la Palestina. Il viaggio di Trump in Europa si concluderà al G7 di Taormina nel fine settimana.

Lo “scontro” tra il costruttore di ponti e quello di muri

L’incontro in Vaticano tra il Pontefice e il presidente repubblicano mette fine alla querelle che i due capi di stato ebbero nei mesi scorsi a seguito delle dichiarazioni di Bergoglio pronunciate sul volo di ritorno dal suo viaggio in Messico. A innescare la polemica era stato lo stesso candidato repubblicano definendo il Pontefice un “uomo politico” per via delle sue posizioni sull’immigrazione, fenomeno che Trump aveva promesso di contrastare durante la sua campagna elettorale. Citando Aristotele – il primo filosofo a definire l’uomo quale “animale politico” – il Santo Padre spiegò che “una persona che pensa soltanto di fare muri e non a fare ponti, non è cristiana. Ma – aggiunse – bisogna vedere se Trump ha detto queste le cose”. Immediata la replica del tycoon, che definì “vergognosi” i commenti di Bergoglio. “Stanno usando il Papa come una pedina, e dovrebbero vergognarsi di farlo” disse. E ancora: “Se e quando il Vaticano venisse attaccato dall’Isis, che come tutti sanno è il massimo trofeo a cui aspira l’Isis, posso garantirvi che il Papa si augurerebbe soltanto e pregherebbe perché Donald Trump fosse presidente. Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso. Io sono orgoglioso di essere cristiano e come presidente non permetterò alla cristianità di essere continuamente attaccata e indebolita, proprio come sta avvenendo adesso, con l’attuale presidente americano (Obama ndr)”.

La polemica

Le parole del Papa, pronunciate in piena campagna elettorale, vennero recepite come una “scomunica” dell’allora candidato alla Casa Bianca. Fu necessaria la precisazione di padre Lombardi, in quel momento portavoce della Santa Sede: “Quello che ha detto il Papa non volesse essere, in nessun modo, un attacco personale né un indicazione di voto. Il Pontefice ha detto chiaramente che non entrava nelle questioni del voto nella campagna elettorale degli Stati Uniti e ha anche detto, cosa che naturalmente non è stata molto ripresa, che lui diceva questo nel caso che fosse esatto e vero quello che gli era stato riferito, quindi dando il beneficio anche del dubbio a proposito di quello che gli è stato riferito delle espressioni del candidato repubblicano”.

Un incontro per costruire la pace

Nei mesi scorsi, il presidente Trump ha espresso l’intenzione di incontrare il Pontefice, possibilità che si è concretizzata in vista del G7 di Taormina, in programma a fine maggio. La data dell’incontro in Vaticano tra Bergoglio e il tycoon è stata fissata pochi giorni prima del viaggio del Pontefice a Fatima. Durante la conferenza stampa di ritorno, una delle prime domande che i giornalisti hanno rivolto al Santo Padre riguardava proprio Donald Trump. Il Papa, senza lasciarsi intimorire, rispose: “Io dirò cosa penso, lui dirà quello che pensa, ma io mai ho voluto fare un giudizio senza sentire la persona. Sempre ci sono porte che non stanno chiuse. Cercare le porte che almeno sono un po’ aperte, e entrare e parlare sulle cose comuni e andare avanti. Passo passo. La pace è artigianale: si fa ogni giorno“.

“Saranno in disaccordo su diversi punti, ma non lo dimostreranno”, commenta l’incontro tra i due leader Alia Nardini, americanista, professore associato di relazioni internazionali allo Springhill College di Bologna, ai microfoni di Radio Vaticana. “Uno scontro non è per nessun motivo utile, né al Pontefice, che sa bene qual è l’appoggio della comunità cristiana statunitense al suo presidente, né è utile a Donald Trump, che ci tiene molto a mantenere tutta la destra religiosa americana nella sua zona di consenso. Ci sarà sicuramente un tentativo di riconciliazione, ma le frizioni possibili sono tante su temi come il welfare, l’ambiente, la pena di morte, l’immigrazione. Forse, la lotta al traffico di esseri umani può essere un punto di convergenza”.

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