Macron sceglierà i giornalisti che potranno seguirlo in viaggio

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Emmanuel Macron prende i comandi della Francia e i sondaggi indicano che anche alle politiche la sua maggioranza travolgerà gli avversari. E arriva anche la prima polemica. “Macron vuole selezionare i giornalisti che partono in missione con lui”, è l’accusa. L’Eliseo, infatti, ha fatto sapere che d’ora in poi a scegliere i giornalisti che accompagneranno il Presidente nei suoi viaggi all’estero (o in patria) sarà la presidenza, e non più le redazioni.

In altre parole, se il presidente parte per una missione internazionale, la stampa accreditata sarà quella diplomatica. Se l’appuntamento è in Francia, magari per un incontro sul tema dell’Istruzione, verranno invece scelti giornalisti specializzati in materia. Ma una quindicina di redazioni (tra cui Le Monde, Afp, Bfm-Tv, Liberation, Le Figaro, Europe 1) hanno scritto una “lettera aperta al Presidente” per esprimere le forti preoccupazioni per “l’organizzazione della comunicazione presidenziale che si sta prefigurando”.

La Francia è scettica

Una scelta che sembra influenzare l’opinione dei francesi. Infatti, a pochi giorni dalla sua nomina a Presidente della Repubblica, soltanto il 45% dei francesi crede in Emmanuel Macron e appena il 36% nel suo primo ministro Edouard Philippe, secondo un sondaggio Elab realizzato per il quotidiano Les Echos e Radio Classique. La quota di fiducia che riguarda Macron è meno elevata di quella dei suoi predecessori a questo stadio, cioé pochi giorni dopo l’investitura: nel maggio 2012 Francois Hollande raccolse il 58%, Nicolas Sarkozy il 59% nel giugno 2007.

Per quello che riguarda Philippe, i dati sono ancora più bassi ma va anche considerata la scarsa notorietà del nuovo primo ministro: il 36% dei francesi crede in lui, il 43% no e il 21% non ha espresso opinione.

Macron, il coinquilino più giovane dell’Eliseo

Prima segretario generale di Hollande, poi suo ministro dell’Economia, Macron ha fondato il suo movimento, “En Marche!“, poco più di un anno fa, nel marzo 2016, per poi dimettersi a sorpresa dall’esecutivo socialista e candidarsi all’Eliseo. Nella fulminea carriera che lo ha portato ai vertici, non era mai passato per uno scrutinio, prima del doppio turno che lo ha incoronato presidente. L’enfant prodige di Amiens sposato con Brigitte, sua ex insegnate di scuola di 25 anni più grande di lui, promette una società più aperta e flessibile, lontana da corporativismi e privilegi del passato, in grado di rispondere alle sfide globali. La sua convinzione è che occorre superare gli steccati ideologici e la vecchia dicotomia destra/sinistra che frenano il rilancio e la creazione di posti di lavoro.

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