Non sempre le app risolvono i problemi

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chat yourself

Continuo a leggere e commentare (quando mi sento) gli articoli che di giorno in giorno vengono proposti su “In Terris”. Ogni tanto qualche articolo non è aperto ai commenti e quindi vorrei trattarne uno che mi è vicino per necessità. Parlo dell’articolo su “Chat Yourself“. Questo il mio parere.

Assolutamente inutile. Le persone attualmente anziane nella media non sanno neppure usare uno smartphone, raramente sanno usare un cellulare con le sue possibilità, al massimo sanno usarlo come telefono. Parlo per esperienza diretta.

Ho quasi 80 anni, ma so di essere “fuori norma”. Ho cominciato a lavorare con e sugli elaboratori elettronici dopo il mio primo biennio di elettronica industriale nel 1969, anno in cui scrivevo programmi in Fortran in un centro ricerche dove si incominciava a pensare alla digitalizzazione della telefonia e nasceva il primo elaboratore (tutto italiano) che “parlava” con un programma di sintesi vocale studiato dai miei colleghi della sezione che si occupava di quel tema. All’epoca non era ancora stato coniato il termine “informatica”.

Il presupposto di questa app è che si sappia come si avvia una app, come si usa un smartphone (o un tablet), ed il degrado mnemonico sia tale da permettere il ricordo di queste azioni. Ma stando a quanto impresso nella mente secondo la letteratura in materia, di solito la prima a partire è la memoria a breve termine, poi man mano aumenta la distanza del tempo cancellato. L’uso di questo strumento sarà quindi una delle prime cose ad essere perduta.

Ho vissuto questa esperienza quando circa 45 anni or sono, il nonno di una persona cara si perse per le vie del quartiere dove aveva sempre abitato. Ripescato al volo, la salvaguardia fu qualcosa che era reminiscenza del “Piastrino Militare”:un braccialetto in morbida maglia di acciaio inox (stile orologio, ma di fili metallici tessuti per essere il meno fastidioso possibile), che portava i dati essenziali: Nome e Cognome – Indirizzo di casa – telefono (all’epoca c’erano solo i telefoni fissi) e dati fondamentali.

Ripensandolo oggi: su una piastrina di 1,5 cm lunga 5 cm opportunamente curvata per seguire il polso, ci stanno molte informazioni. Nel mondo digitale poi si può anche aumentare il volume di dati contenuti, pur lasciando intatti i dati in chiaro e utilizzando il rovescio. Ovviamente questo bracciale non deve essere facilmente apribile e/o sfilabile.
I tipi di chiusura adeguati esistono. L’avventura di allora si sta ripetendo a persone a me vicine e so di cosa sto trattando. E prevedo a nel medio termine di dover provvedere. E non sarà una App a risolvere il problema.

Non credo di avere l’assoluta verità in tasca, ma se fossi in Lei, proverei a sentire un bravo geriatra cosa ne pensa….
Cordialmente.

Giovanni  Caluri

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