Giornali nel mirino in Turchia, il Consiglio d’Europa: “Sconcertati dal caso Celikkan” Il reporter è stato condannato a un anno e mezzo per "propaganda terroristica". La sua colpa? Aver scritto su un quotidiano filo-curdo

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Il commissario dei Diritti umani del Consiglio d’Europa, Ozgur Gundem, si è detto “sconcertato” per la “condanna di Murat Celikkan lo scorso 15 maggio a 18 mesi di prigione con l’accusa di aver condotto propaganda terroristica avendo agito come co-direttore del quotidiano curdo Ozgur Gundem“.

Il rappresentante del Consiglio d’Europa ha chiesto “ancora una volta alle autorità turche di agire con urgenza per assicurare che nei processi concernenti la libertà d’espressione sia pienamente rispettata la giurisprudenza su questa materia della Corte europea dei diritti umani”. La condanna di Celikkan, ha aggiunto, “è un esempio preoccupante di come le pronunce dei giudici continuino a prendere di mira i difensori dei diritti umani e sempre più frequentemente numerosi altri appartenenti alla società civile“.

Muiznieks ha recentemente ha pubblicato un documento contenente le sue preoccupazioni per la libertà espressione e della stampa in Turchia. “I processi e le condanne dei difensori dei diritti umani per comportamenti che dovrebbero rientrare tra quelli protetti dal diritto alla libertà d’espressione creano un effetto negativo sull’esercizio di tale libertà e impediscono ai difensori dei diritti umani di fare il loro inestimabile lavoro”.

Cellikan faceva parte di un gruppo di persone che ha manifestato solidarietà nei confronti del giornale di opposizione Cumhuriyet, finito nel mirino del governo turco. Nella sua attività ha offerto il suo contributo come opinionista esterno sul quotidiano filo curdo Ozgur Gundem.

Stessa sorte è toccata allo studioso Beyza Ustun, condannato da un tribunale di Istanbul a 5 anni di libertà vigilata. Secondo quanto riportato da Cumhuriyet i giudici autori della sentenza sono convinti che, così facendo, si scoraggerà la commissione di ulteriori reati a mezzo stampa.

Dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016 145 giornalisti sono finiti in carcere in Turchia. Il Paese è precipitato nella classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa, scendendo al 155esimo posto su 180 Paesi monitorati.

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