Festival di Cannes, Monica Bellucci padrona di casa ma “Les fantomes d’Ismael” non sfonda Partenza in sordina con l'opera di Desplechin accolta freddamente dal pubblico. La madrina italiana apre con un bacio ad Alex Lutz, al termine di un tango

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Festival Cannes

Non hanno funzionato i fantasmi di Desplechin, apparsi in sala per inaugurare la settantesima edizione del Festival del cinema di Cannes. La sfilata di star sul red carpet della Croisette ha accompagnato l’attesa per la pellicola francese, fuori concorso e, in un certo senso, una scelta autocelebrativa dell’organizzazione che ha cercato di puntare per la serata d’apertura sul complesso triangolo amoroso rappresentato dal regista di Roubaix con il suo “Les fantomes d’Isamel”, affidato all’interpretazione di due stelle come Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg. Alla fine della proiezione, però, i titoli di coda scorrono senza che il pubblico mostri reazioni entusiaste, né di disappunto. Probabilmente, la trama articolata e lo scorrimento intessuto, per stessa ammissione del regista, di citazioni ispiranti a Truffaut e Hitchcock, non ha reso vita facile agli spettatori, regalando qualche soddisfazione ai cineasti ma lasciando più di qualche perplessità in sala.

I fantasmi di Desplechin

Anche la storia parla un linguaggio tutt’altro che semplice, espressione dell’interiorità di un uomo dietro la macchina da presa, Ismael (Mathieu Amalric), febbrile e nevrotico, intento a girare una sorta di film di spionaggio, ma che si ritrova a fare i conti con i suoi fantasmi quando la moglie Carlotta, scomparsa vent’anni prima, ricompare improvvisamente nella sua vita. Lui, legato a Sylvia, viene a sua volta inghiottito dai rimorsi, dallo sconcerto per quella vita inattesa che, credendo di aver perduto, si colpevolizza di aver dimenticato. Ma il ragionamento è elaborato e a fare presa immediata non ci riesce, pur con l’ausilio della densità recitativa di Cotillard e Gainsbourg.

Bellucci, tango e bacio

Non proprio una falsa partenza, in quanto il film di Desplechin, intriso di citazioni eccellenti, rispecchia una sorta di prodotto per intenditori, fatto di sentimentalismo e riflessione interiore, certamente difficile da trasporre sullo schermo. Resta il fatto che, in una rassegna partita col botto con l’entrata a gamba tesa del presidente di giuria, Pedro Almodovar, sulle produzioni Netfilx in gara (“Okja” e “The Meyerowitz Stories”), dal primo prodotto in sala qualcosa in più ci si aspettava. Al di qua dello schermo, a fare gli onori di casa di un Festival che parla (e parlerà) molto al femminile, ci ha pensato Monica Bellucci che, dopo essersi detta “felice che quest’anno dodici film sono realizzati da registe, che il presidente di giuria è un uomo che ama le donne e sul poster del festival c’è l’immagine di Claudia Cardinale”, va a esibirsi in un tango a metà tra il sensuale e l’omaggio almodovoriano, con tanto di bacio finale ad Alex Lutz, attore e ballerino per l’occasione. Atmosfera riscaldata al punto giusto e Festival che ora, davvero, può cominciare.

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