Così rinasce la Polizia

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Se è vero che la sicurezza pubblica è un bene, un patrimonio della collettività da difendere e tutelare è altrettanto vero che sicurezza non ci può essere se chi è preposto ad attuarla e garantirla, a sua volta non è tutelato nello sviluppo della carriera e delle retribuzioni. Questo avevamo in mente tutte le volte che ci siamo seduti ai tavoli di confronto con l’Amministrazione, le forze politiche, gli esponenti dei gruppi parlamentari e il Governo per ottenere prima la legge delega e poi un testo di riordino delle carriere e delle funzioni condiviso dal personale.

Il raggiungimento di questo obiettivo è stato possibile soltanto attraverso un’attenta programmazione dell’attività sindacale, il confronto e l’ascolto di chi la sicurezza la fa ogni giorno e ogni notte. I diritti e i doveri dei poliziotti derivano dalle funzioni che la legge attribuisce agli operatori delle forze dell’ordine, binomio inscindibile che ha illuminato la strada percorsa dal sindacato della base per giungere al traguardo. Difatti il testo del decreto legislativo relativo al riordino delle carriere del personale del Comparto Sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2017 è il frutto di un costruttivo confronto tra il Siap alcune altre Oo.Ss. l’Amministrazione e il Governo.

Ci siamo sforzati di lavorare in stretta sinergia con tutti gli attori coinvolti, per creare le condizioni atte a stimolare una diversa e rinnovata cultura delle regole attraverso le quali vanno disciplinate le nostre funzioni e le diverse responsabilità attribuite ai poliziotti, nel rispetto dell’anzianità e professionalità di tutti. Il riordino così come concepito, seppur perfettibile è un risultato molto importante, poiché consente una progressione di carriere più veloce e semplificata, delineando e concretizzando la nostra originaria battaglia della “carriera aperta alla base” attraverso significativi miglioramenti nella progressione della retribuzione complessiva e dello stipendio, aspetto che, per i tempi difficili dell’economia del nostro Paese, non possono essere sottovalutati.

Le conquiste della nuova progressione di carriera che valorizzeranno anzianità e merito assumono, difatti, maggior valore se pensiamo al contesto sociale, economico e politico in cui sono maturate. In questa cornice si inseriscono i c.d. benefici strutturali quali l’incremento progressivo dei parametri che permetterà un sensibile miglioramento della retribuzione i cui effetti positivi si riverberano sui benefici che scaturiranno dai rinnovi dei prossimi contratti di lavoro, così come sulle pensioni e liquidazioni.

Dalla variegata combinazione di alcuni dei fattori menzionati emerge, con chiarezza, il valore del progetto di riordino per il quale abbiamo preteso, in un’ottica di rinnovato riconoscimento della qualificazione professionale, una spiccata attenzione per i colleghi dei ruoli di base. Crediamo fermamente che, dopo lo sblocco del tetto salariale nel 2015, questo sia il risultato più apprezzabile raggiunto dal Sindacato per tutta la categoria.

Abbiamo “sfruttato” la possibilità prospettataci di avere un finanziamento aggiuntivo per il riordino grazie al confronto costruttivo con le forze più equilibrate e responsabili del mondo sindacale e politico, attori che non si sono fatti distrarre da blog, chat o velleità di protagonismi effimeri e vacui. Il rischio più grosso era perdere tutto, soltanto il senso di responsabilità di alcuni ha portato ad una complessa attività di elaborazione del testo varato dal Governo, il quale ha tenuto conto delle esigenze concernenti gli interessi di tutela di cui il Sindacato si è fatto portatore, per sanare al meglio delle possibilità le criticità emerse nelle fasi applicative e dai conseguenti riflessi del precedente riordino.

Le recenti assemblee con tutto il personale sono segno evidente che i colleghi vogliono andare oltre l’ipocrita e strumentale messaggio di alcuni ma desiderano conoscere ed approfondire l’impianto complessivo dei benefici che scaturiranno dal riordino. In conclusione sento di poter affermare che il nuovo modello di carriere, certamente migliorabile, apre una nuova stagione. Gli uomini e le donne della Polizia di Stato, attraverso il movimento sindacale, hanno spesso saputo anticipare (e la nostra storia lo dimostra) riforme importanti, e molte volte sul fondamento delle nostre istanze, spinto al cambiamento gli apparati più conservatori dello Stato, dei benefici derivati ne hanno goduto trasversalmente tutte le organizzazioni sindacali e le rappresentanze militari del Comparto Sicurezza, del Comparto Difesa e del Soccorso Pubblico.

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