Camper bruciato a Centocelle, autopsia sulle tre vittime: le tre sorelle sono bruciate vive Elisabeth, Angelica e Francesca Halilovic sono arse assieme al loro mezzo, incendiato la notte del 10 maggio. E' ancora caccia ai colpevoli

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incendio camper

Morte tra le fiamme, arse vive all’interno del loro camper. Questo l’esito dell’autopsia sul corpo delle tre sorelle di etnia rom Elisabeth, Angelica e Francesca Halilovic, rimaste uccise nel rogo appiccato al mezzo dove dormivano in Viale della Primavera, lo scorso 10 maggio. Secondo il referto del professor Antonio Oliva, il medico legale autore dell’esame autoptico, le ragazze non sarebbero riuscite a uscire dal caravan, restando intrappolate nelle lamiere del mezzo, morendo carbonizzate sul posto assieme al telaio del loro mezzo. Una fine orribile, sulla quale gli inquirenti continuano a indagare, mantenendo aperta la caccia all’individuo ripreso dalle telecamere del centro commerciale “Primavera” intento a lanciare una molotov verso il camper.

La pista della vendetta

Il brutale omicidio delle tre sorelle ha sconvolto il quartiere di Centocelle e suscitato indignazione nell’opinione pubblica, unanime nel condannare l’orribile gesto dell’ignoto killer il quale, secondo quanto finora riferito, sarebbe un 30enne pregiudicato (che non avrebbe agito solo) ricercato nei principali campi rom della Capitale, passati al setaccio già nei giorni scorsi. Nel mirino, in particolare, le baraccopoli de La Barbuta e Via Salviati, a Tor Sapienza, dove la famiglia di origine bosniaca ha vissuto diverso tempo, esercitando peraltro una certa influenza sulle altre famiglie qui residenti. Un’egemonia scemata con il passare dei mesi, in particolare dopo la morte della studentessa Zhang Yao, deceduta colpita da un treno mentre inseguiva i suoi scippatori sulla banchina della stazione del quartiere del V Municipio, adiacente al grande campo rom.

Killer del camper: ipotesi fuga

Stando a quanto riferito dai familiari delle tre sorelle, gli Halilovic sarebbero stati messi in correlazione all’arresto dei tre rapinatori, motivazione per la quale sarebbero stati costretti a trasferirsi da Via Salviati verso La Barbuta, per poi spostarsi anche da lì e alloggiare nel camper andato a fuoco, peraltro non il primo appartenente alla famiglia a essere preso di mira. L’ipotesi della vendetta è stata fin dal primo momento la più accreditata anche se, al momento, il sospetto è che gli autori del triplice omicidio possano aver lasciato la città subito dopo aver dato fuoco al camper.

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