MsF replica alla Procura di Trapani: “Non ci fermeremo dal salvare vite in mare” L'Ong afferma di non essere stata contattata dalle Istituzioni giudiziarie: "Non si capisce di cosa siamo accusati. Basta illazioni"

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“Come abbiamo più e più volte ripetuto, le nostre operazioni in mare avvengono alla luce del sole, nel rispetto e sotto gli obblighi del diritto internazionale marittimo, con il coordinamento delle autorità competenti. E servono a salvare vite umane, le vite di persone in carne e ossa, che mentre queste polemiche faziose confondono l’opinione pubblica, sono costrette a sofferenze, rischi indicibili e morti del tutto inaccettabili”. In questi giorni di indiscrezioni e pubblicazioni di documenti che indicano Medici Senza Frontiere la Ong al centro dell’inchiesta per favoreggiamento all’immigrazione clandestina della Procura di Trapani, MsF alza voce: “Abbiamo nominato un legale e chiesto un incontro con i magistrati trapanesi. Ammesso che sia vero che siamo accusati di qualcosa siamo naturalmente pronti a fornire ogni spiegazione perché sia chiaro che sempre ci siamo comportati seguendo scrupolosamente le regole. Sia chiaro a tutti che non retrocediamo di un solo passo, non ne abbiamo alcun motivo. Oltretutto dalla lettura di questi documenti che circolano su stampa e web non ci sembra ci sia un solo elemento a nostro carico”.

Nessun contatto con la Procura

Msf, inoltre, conferma di non essere stata contattata dalla procura di Trapani, e ribadisce di essere a disposizione di tutte le autorità competenti per chiarire ogni informazione e soprattutto riafferma con forza la totale legittimità e trasparenza del proprio operato in mare, che ha l’unico obiettivo e obbligo di salvare vite umane. “Ancora una volta, come sempre più spesso in queste ultime settimane, ci troviamo di fronte a una valanga di illazioni e accuse mediatiche basate su strumentalizzazioni e informazioni imprecise – sottolinea l’Ong -, che non servono a nulla se non a gettare discredito sulla nostra organizzazione e sul sistema stesso di ricerca e soccorso in mare.” Nel 2017 Medici Senza Frontiere ha soccorso più di 7.000 persone.

Continueremo a salvare vite

“Vogliamo rassicurare chi ci sostiene che questa bufera di accuse non ci distoglierà nemmeno per un minuto dal soccorrere persone che stanno per morire, dal medicare le ustioni e le ferite, trattare i casi di ipotermia, rianimare gli annegati, nutrire i bambini nati orfani. In mare come nei circa 70 paesi dove i nostri operatori nel frattempo continuano a portare, ogni giorno e in prima persona, assistenza medica e umanità – aggiunge MsF -. Grazie all’aiuto di tutti i nostri sostenitori, privati cittadini, fondazioni e imprese selezionate, che credono ancora che sia giusto curare e salvare vite umane e che anche in questi giorni continuano a dimostrarci il loro sostegno”.

Le indagini

I documenti a cui fanno riferimento i vertici di Msf sono alcuni stralci del report che periodicamente viene redatto dalla Direzione centrale immigrazione della Polizia di Stato dove arrivano le relazioni di servizio che vengono effettuate, ad ogni sbarco, dalle task force immigrazione costituite dal Viminale. Ma il report fa riferimento ad una serie di sbarchi di migranti soccorsi dalle navi di MsF avvenuti in acque di cui non è competente la Procura diretta da Ambrogio Cartosio. Nella relazione di servizio si legge: “I migranti non sono stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio, attribuendo la colpa alla stanchezza e alle ore di viaggio estenuanti”. In un’altra relazione, poi, si evidenzia come “il personale di bordo inseriva nel gruppo di minori numerosi uomini palesemente adulti”.

La replica dell’Ong

“Ci pare che si stia facendo una gran confusione mischiando eventi diversi – spiegano i responsabili di Msf – per questo abbiamo deciso di non rispondere più a presunte contestazioni che non si sa neanche da chi provengano. Vogliamo solo sapere se e cosa ci viene eventualmente contestato. Per quanto ci riguarda non abbiamo nulla da verificare né nulla che ci possa preoccupare. È del tutto evidente che nessuno di noi può avere indotto le persone che salviamo a non collaborare”.

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