La Repubblica ricorda Aldo Moro, Grasso depone una corona dall’oro in via Caetani Il 9 maggio l'Italia commemora tutte le vittime del terrorismo. Mattarella: "Il fenomeno oggi si manifesta in nuove forme, servono fermezza e unità"

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Trentanove anni fa in via Caetani, a due passi dall’allora sede del Pci di via delle Botteghe Oscure, nel bagagliaio di una Renault color amaranto veniva ritrovato il cadavere del presidente della Dc Aldo Moro, giustiziato poche ore prima dalle Brigate Rosse. Si chiudeva una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica che diede ulteriore spinta allo Stato nella lotta senza quartiere all’eversione rossa e nera.

In ricordo di quella tragica giornata, ogni anno il 9 maggio viene celebrata la Giornata della Memoria per le vittime del Terrorismo. Il presidente del Senato, Pietro Grasso è recato in via Caetani e ha deposto una corona d’alloro sul luogo del ritrovamento, in rappresentanza del capo dello Stato, Mattarella, che in questi giorni si trova in Argentina per una visita ufficiale. Ma il presidente della Repubblica ha voluto comunque commemorare l’evento, ricordando che il terrorismo come fenomeno non è ancora stato sconfitto. “Oggi si manifesta in forme nuove, non per questo meno pericolose – ha scritto -. La lotta ai terroristi è divenuta uno dei banchi di prova decisivi per l’Europa. Come in altre stagioni, dobbiamo saper rispondere con fermezza e unità, senza rinunciare mai a quei principi di civiltà che sono iscritti nella nostra Costituzione. Abbiamo combattuto il terrorismo con fermezza e senza cedere a chi voleva snaturare la nostra convivenza e altrettanto siamo chiamati a fare ora”.

Nel “Giorno della Memoria” che il Parlamento italiano ha voluto dedicare a tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, ha proseguito Mattarella, “desidero esprimere anzitutto i miei sentimenti di vicinanza e di solidarietà ai familiari, agli amici, ai compagni di vita e di lavoro, che hanno visto barbaramente spezzare l’esistenza di un loro caro e tuttora soffrono per le ferite di quella inumana follia“. Ricordare tutti coloro che sono stati uccisi dai terrorismi “vecchi e nuovi è un dovere morale e, al tempo stesso, momento irrinunciabile di una coscienza collettiva, che non può che fondarsi sui valori dell’integrità e la libertà di ogni persona, sul rispetto della vita e delle differenze, sulla tensione verso il bene comune che continuamente deve contrastare la violenza, l’odio, il pregiudizio, la tentazione integralista, il desiderio di sopraffazione”.

Il nostro Paese, ha aggiunto, “è stato insanguinato da troppi episodi di terrorismo. Ha pagato un prezzo molto alto all’intolleranza, all’estremismo, alla violenza criminale e a quella di matrice politica. Hanno pagato servitori dello Stato, personalità impegnate a migliorare il Paese, intellettuali di grande sensibilità sociale, giovani e meno giovani che si sono trovati ad affrontare a viso aperto la ferocia dei terroristi“. Il 9 maggio, ha ricordato, “è il giorno in cui ricorre l’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro per mano brigatista, e di Peppino Impastato, ucciso invece dalla mafia. L’Italia, oggi, vuole accomunare queste testimonianze – e questi martirii – nella convinzione che possano accrescere l’impegno e la responsabilità per rafforzare la casa comune. L’azione delle istituzioni deve proseguire anche nella ricerca di quelle verità che ancora non abbiamo raggiunto in vicende tragiche e importanti per la nostra storia nazionale”.

 

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