Venezuela: donne in piazza contro le violenze del governo

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Sabato 6 maggio in Venezuela si svolgerà una manifestazione di protesta “di sole donne, senza uomini e senza armi” vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che “cessi la repressione e si restituisca la democrazia nel nostro Paese”. Lo ha annunciato Lilian Tintori, moglie del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez.

Protesta pacifica

In una conferenza stampa ha denunciato che la repressione della protesta si sta indurendo nel Paese. “Ieri abbiamo contato 400 feriti, oggi altri 30 solo all’Università. Ieri hanno ucciso un ragazzino di 17 anni, ci sono più di 160 prigionieri politici. Ora basta!”, ha esclamato. La moglie di Leopoldo Lopez si è rivolta direttamente al ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, a cui ha chiesto: “Ordinerai di sparare anche contro le donne? Lascerai che Maduro ti faccia sporcare di sangue l’uniforme? Hai un’ultima possibilità questo sabato, non sprecarla. Ai militari della Guardia Nazionale diciamo: scendete dai blindati, deponete le armi e abbracciate le vostre donne, le vostre madri, le vostre mogli. Basta sparare, basta uccidere, basta con la paura e la violenza“.

Scontri e morti

Il Paese è ormai sull’orlo della guerra civile. Nuovi scontri e nuove vittime si sono registrate durante le manifestazioni contro “l’Assemblea Costituente del Popolo“, l’ultima iniziativa del presidente Nicolas Maduro, additata come un “golpe”. All’indomani della firma del decreto per designare l’Assemblea, è stata un’altra giornata di dura repressione, con la polizia e la Guardia Nazionale contro i manifestanti in una serie di proteste indette dalle organizzazioni studentesche. E il bilancio delle vittime sale a 33 con la morte di almeno due giovani: un 17enne tra mercoledì e giovedì a Caracas con la la città ha vissuto ore di guerriglia con mezzi blindati della polizia contro i manifestanti. Un giovane rappresentante degli studenti ha perso la vita ad Anzoategui, nell’est del paese, mentre si contano ormai a decine i feriti.

Università in rivolta

La protesta ha contagiato oggi i principali atenei del paese, con scontri nelle sedi dell’Università Centrale e l’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas, ma anche di altri centri, come l’Università Bicentenaria di Aragua e l’Instituto Tecnologico di Anzoategui, con la polizia che ha fatto irruzione nei campus lanciando lacrimogeni e intervenendo con i manganelli. Le proteste studentesche sono partite da assemblee svoltesi nei diversi campus contro quello che viene definito “il golpe continuo” del governo di Nicolas Maduro.

La riforma contestata

Nel suo discorso durante il meeting ufficiale per il Primo Maggio, Maduro ha annunciato la convocazione di una Costituente: un’Assemblea composta da 500 membri, metà dei quali designati da “settori sociali” e metà scelta con “il voto segreto” su “base territoriale“, cioè attraverso i “leader delle comunità a livello municipale“. Un progetto che somiglia molto a quello sponsorizzato da Hugo Chavez nel 2007, e poi bocciato in un referendum popolare: creazione di “comune popolari“, nel quadro di un nuovo potere dello Stato, e l’avvio di una “democrazia partecipativa”, attraverso “organizzazioni sociali”.

Truffa

L’opposizione ha subito denunciato la proposta parlando di “Costituente truffa“, creata per permettere al governo di ritardare ulteriormente – o forse anche annullare – appuntamenti elettorali che rischia di perdere, come alle politiche del 2015. Esperti costituzionalisti hanno sollevato serie obiezioni al progetto e la maggior parte dei governi latinoamericani non hanno nascosto la loro preoccupazione.

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