Il Patriarca siro ortodosso perdona i Vescovi che lo accusavano di “tradire la fede” Una delle accuse c'era quello di aver riservato pubblicamente gesti di riverenza nei confronti del Corano

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Il Primate della Chiesa siro-ortodossa, Patriarca Mor Ignatius Aphrem II, ha perdonato quattro dei sei Vescovi Metropoliti della Chiesa siriana che nel febbraio scorso lo avevano accusato di mancanze a carattere dottrinale.

Le accuse

Nello specifico, i sei Metropoliti l’8 febbraio scorso avevano diffuso una dichiarazione in cui sostenevano che il Primate non meritava più il titolo di “defensor fidei” poiché aveva seminato dubbi nel cuore dei credenti con dichiarazioni e gesti “contrari agli insegnamenti di Gesù Cristo, secondo il suo Santo Vangelo”. Tra i gesti imputati al Patriarca come “tradimento della fede” – riporta l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie – c’era anche quello di aver riservato pubblicamente gesti di riverenza nei confronti del Corano, il testo sacro della dell’Islam.

Il ritorno in comunione

Nell’atto patriarcale, manifestato attraverso una dichiarazione del Patriarcato di Antiochia dei siro-ortodossi e pervenuto all’Agenzia Fides, il Patriarca riafferma il suo ruolo di “Successore di Pietro” e di custode dell’unità della Chiesa siro-ortodossa, riferendo di aver ricevuto nei giorni scorsi la lettera in cui i quattro Metropoliti perdonati porgevano le proprie scuse al Patriarca per le affermazioni e i giudizi offensivi che gli avevano riservato.

Gli altri due Vescovi Metropoliti – Severius Hazail Soumi, Vicario patriarcale in Belgio e Francia, e Eustatius Matta Roham, un tempo alla guida dell’arcieparchia siriana di Jazirah e dell’Eufrate – sono stati sospesi a divinis dal Sinodo dei Vescovi siro ortodossi.

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