“Sognate e rischiate per le cose grandi”, il messaggio del Papa ai giovani nella festa dei lavoratori Su Twitter la preghiera a San Giuseppe lavoratore per le nuove generazioni: "Rischiate per le cose che Dio sogna su di noi"

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“Sognate, rischiate per le cose grandi, le cose che Dio sogna su di noi”. Così Papa Francesco, in un tweet, si rivolge ai giovani nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Giuseppe lavoratore. Il primo maggio ricorre anche la festa del lavoratori, e Bergoglio rivolge il suo pensiero alle nuove generazioni di tutto il mondo, che spesso soffrono a causa della disoccupazione. Prega San Giuseppe di dare “ai giovani la capacità di sognare, di rischiare per le cose grandi, le cose che Dio sogna su di noi”. L’ennesimo invito a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, ma a rinnovare la fede, ad impegnarsi e a promuovere progetti creativi, con un nuovo stile, dice in un Messaggio rivolto alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che in questi giorni sta tenendo in Vaticano la sua assemblea plenaria, quello della fraternità.

Contro la crisi di lavoro

Contro la grande crisi di lavoro che investe ogni parte del pianeta, Bergoglio propone un rimedio “cristiano”, antico ma sempre attuale: la fraternità. E lo fa in un Messaggio rivolto alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in questi giorni riunita in Vaticano in occasione della sua assemblea plenaria. Come riporta la Radio Vaticana, il Pontefice ricorda le “ardue battaglie” dei lavoratori avvenute nel XIX e XX secolo, “in nome della solidarietà e dei diritti”, definendole una “cosa buona”. Tuttavia, esse sono lotte “ben lontane dall’essere concluse”: oggi, aggiunge, è sempre più “inquietante” l’esclusione sociale e la marginalizzazione di milioni di esseri umani, i giovani in primis.

Una via d’uscita dalla “soffocante alternativa”

Nella società odierna, fa notare Bergoglio, non basta la solidarietà, “occorre ampliare anche la nozione tradizionale del concetto di giustizia”. Non solo: “si tratta di cercare una via d’uscita dalla soffocante alternativa” tra neo-liberismo e neo-statalismo in cui il nostro mondo è impantanato. In questa visione “liberal-individualista”, spiega, “tutto o quasi è scambio: si dà per avere”. Al contrario, nella visione stato-centrica “tutto o quasi è doverosità: si dà per dovere”. Due visioni che né in passato, né oggi, riescono a risolvere i gravi problemi dell’economia e del lavoro nel mondo. “Occorre tentare vie nuove ispirate dal messaggio di Cristo”, prosegue Papa Francesco, e la parola chiave deriva dal Vangelo: “fraternità”. Una parola, evidenzia il Pontefice, “che aveva tentato di riprendere la Rivoluzione francese, ma che è stata ben presto abbandonata”. Anche Pio XI, nella sua Enciclica sociale del 1931, la Quadragesimo anno, aveva denunciato l’egoismo che si trovava alla base delle ingiustizie. Questo è il contrario della fraternità, e prevedeva, allora come oggi, l’affermarsi “di una dittatura economica globale” che definiva “l’imperialismo internazionale del denaro”.

Una società fraterna

“Una società fraterna”, sottolinea il Pontefice, è la soluzione, poiché in questo tipo di società il lavoro “prima ancora che un diritto è una capacità e un bisogno insopprimibile della persona”. Inoltre, solo in questo contesto fraterno, il lavoro è giusto, ovvero: “è quello che non solamente assicura una remunerazione equa, ma corrisponde alla vocazione della persona e perciò è in grado di dare sviluppo alle sue capacità”. Questa è “la proposta del Vangelo”, fa notare il Papa, una proposta capace di creare un “nuovo umanesimo, un’energia nuova nella storia che genera libertà, giustizia, pace e dignità per tutti”.

Non smettere mai di sperare in un futuro migliore

Infine, l’appello a non rassegnarsi mai, un appello già pronunciato nel 2014 ai lavoratori delle Acciaierie di Terni: “Cari fratelli e sorelle, non smettete mai di sperare in un futuro migliore. Lottate per questo, lottate. Non lasciatevi intrappolare dal vortice del pessimismo, per favore! Se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana, non il denaro, con la sua dignità, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna, ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagione economica e lavorativa faticosa e difficile”.

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