Lavoro, i sindacati a Portella della Ginestra chiedono di far ripartire l’Italia A 70 anni dalla strage compiuta dalla banda di Salvatore Giuliano. Barbagallo (Uil): "Basta prendere in giro i lavoratori"

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Cerimonia a Portella della Ginestra con i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo in ricordo delle vittime della strage compiuta esattamente 70 anni fa dai banditi di Salvatore Giuliano. Un’occasione non solo per ricordare chi in quella drammatica circostanza perse la vita ma anche per riproporre il tema centrale del lavoro in un’Italia in cui si stenta a far ripartire l’occupazione dopo anni di crisi profonda, soprattutto al Sud.

L’ultimo superstite

La commemorazione è iniziata a Piana degli Albanesi alle 8.30 con la deposizione di una corona di fiori al cimitero in memoria dei caduti. Davanti alla cappellina dove sono state raccolte le vittime dell’eccidio, una piccola folla di amministratori, sindacalisti e cittadini ha partecipato a un breve momento di preghiera guidato dal vescovo di Piana degli Albanesi. Poi sono stati letti i nomi delle vittime e un carabiniere ha suonato con la tromba “Il silenzio”. Quindi il corteo si è snodato dalla Casa del Popolo, lungo il corso principale di Piana degli Albanesi, via Giorgio Kastriota, per sfilare nelle strade della cittadina siciliana e dirigersi quindi a Portella della Ginestra al Memoriale dell’eccidio, dove c’è stato anche un breve intervento dell’ultimo superstite Serafino Petta. “Avevo 16 anni – ha detto tra l’altro – pensavo che fossero i petardi della festa, ma alla seconda raffica ho capito. Ho cominciato a cercare mio padre, non l’ho trovato. Quello che ho visto sono i corpi distesi per terra. I primi due erano di donne: la prima morta, sua figlia incinta ferita. Questa scena ce l’ho ancora oggi negli occhi, non la posso dimenticare”.

La ricerca della verità

Una strage che a 70 anni di distanza è ancora avvolta nel mistero: se è accertato che furono i banditi di Giuliano a sparare su quanti commemoravano il 1 Maggio, non è mai stato possibile arrivare alla verità sui mandanti di quel massacro che provocò 11 morti e oltre 60 feriti. Anche ieri il presidente del Senato Piero Grasso ha chiesto di rendere pubblici i documenti non accessibili mentre la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ha affermato a Portella che “tutto quello che abbiamo in nostro possesso l’abbiamo reso pubblico. Se sono necessari ulteriori approfondimenti li faremo in direzione di questo processo per fare verità. Siamo la prima istituzione ad avere reso pubblici gli atti sulla strage e sono sicura che molte delle cose che i familiari delle vittime chiedono sono a disposizione dopo l’ultima desecretazione. Anche tutti gli altri facciano lo stesso e aprano gli archivi”.

Far ripartire l’economia

“E’ un primo maggio di impegno, non di festa. Non c’è niente da festeggiare ma occorre rivendicare la possibilità di far ripartire l’economia del Paese – ha detto il segretario della Uil Carmelo Barbagallo – Lo facciamo da qui perché bisogna continuare la lotta per la legalità e per rimettere al centro il primo articolo della Costituzione e quindi il lavoro. Vediamo di non affondarli…”. E a proposito di uno dei fronti aperti su questo piano, quello della vertenza Alitalia, Barbagallo ha spiegato che “il sindacato deve lottare contro il malaffare, i sovra-costi, le scelte sbagliate. Le imprese falliscono e a noi, lavoratori e sindacati, chiedono il conto per tentare di risollevarle. Noi siamo pronti a discutere seriamente ma la smettano di prenderci in giro”.

La dignità delle persone

“Settanta anni fa la strage di Portella della Ginestra segnò il tentativo delle classi dirigenti di allora di fermare il lavoro, la distribuzione delle terre, di affermare la subalternità dei lavoratori. Non bisogna dimenticarlo perché è troppo facile costruire una narrazione per cui le responsabilità delle imprese diventano responsabilità dei lavoratori – ha aggiunto Susanna Camusso, segretaria della Cgil – Oggi questa giornata serve per rimettere in cima il lavoro e la dignità delle persone e per sottolineare che ben poco si fa per creare lavoro e prospettive per i giovani”.

Sud e giovani le priorità

“E’ un primo maggio di impegno per il lavoro che manca soprattutto al Sud e ai nostri giovani – ha ribadito Annamaria Furlan, segretaria della Cisl –  Mettere al centro il lavoro, la crescita per creare valori e futuro. Oggi più che mai ha un valore il primo maggio con 3 milioni di disoccupati, oltre il 40% dei giovani che il lavoro non lo trova e con tanti lavoratori che vivono nel timore di perderlo. Richiamiamo tutto il Paese, tutte le parti politiche, istituzionali e sociali a concentrarsi sulla questione del lavoro”.

Il concertone

Cerimonia anche al Quirinale, dopo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha deposto una corona al monumento dedicato alle vittime del lavoro presso la sede centrale dell’Inail.  Ma, come ogni anno, sarà piazza San Giovanni il cuore della festa del 1 Maggio, con il tradizionale “Concertone” che ha per tema “Il lavoro: le nostre radici, il nostro futuro”. Un cast che punta molto sui giovani con alcuni dei cantanti più in voga del momento, tra i quali il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo Francesco Gabbani, Fabrizio Moro, Ermal Meta, Samuel e Rocco Hunt. Uno show che richiama migliaia di ragazzi e che si terrà tra imponenti misure antiterrorismo. Purtroppo, non ovunque il 1 Maggio si può celebrare in maniera tranquilla. Da Istanbul arrivano notizie di incidenti con l’uso di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine del “sultano” Erdogan.

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