Senza lavoro non c’è futuro

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“Per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l’Italia deve mettere il lavoro al primo posto“. L’appello dei Vescovi italiani nel loro messaggio per il Primo Maggio è simile a quello che il sindacato lancerà da Portella della Ginestra e da tutte le piazze italiane sul valore unificante e “fondativo” del lavoro nel nostro Paese, in difesa della dignità della persona, dei suoi bisogni, delle sue prerogative.

Sono gli stessi valori e principi fondamentali per cui i contadini meridionali lottavano settanta anni fa contro lo sfruttamento incivile nei campi, l’arroganza dei datori di lavoro, le connivenze della mafia. Da allora tante cose sono cambiate nella società italiana e nel mondo del lavoro. Conquiste importanti sono arrivate sul piano dei diritti e delle garanzie occupazionali grazie alle lotte del movimento sindacale. Ma il sacrificio dei contadini di Portella della Ginestra e dei loro familiari è ancora vivo e rimane da esempio per chi si batte per la giustizia sociale, contro le diseguaglianze, i soprusi, la mafia.

Il lavoro e la sicurezza sono ancora da conquistare in molte zone del nostro paese, dove le piaghe del capolarato e dello sfruttamento della manodopera (soprattutto degli immigrati) non sono state mai estirpate. Il lavoro è ciò che rende libere le persone dal ricatto della malavita, quello che rende davvero la persona completa, le permette di esprimersi, di contribuire al bene comune. Senza lavoro non c’è sviluppo, progresso, libertà.

Ci vorrebbero più Stato e più Europa, rafforzando il dialogo sociale sulla base di obiettivi concreti,responsabilità condivise, unità di intenti. L’Italia esce dalla crisi se ci sono coesione sociale e solidarietà tra tutte le aree del Paese. Invece ascoltiamo tante ricette dal sapore populista, tanti slogan demagogici e programmi velleitari.  Lo abbiamo visto anche con le tante speculazioni politiche nella vicenda Alitalia nella quale la Cisl continua ad essere impegnata per evitare lo spezzatino e la liquidazione di questa azienda così importante per il sistema-Paese.

Ma in realtà non si intravede ancora un progetto di alto profilo e che sia all’altezza della sfida cui sono chiamati l’Europa ed il nostro Paese. Parliamo di politiche specifiche per la disoccupazione giovanile, nuovi servizi sociali per contrastare l’aumento delle povertà, più inclusione, più investimenti pubblici in innovazione e ricerca, fonti energetiche pulite, risorse per le politiche attive, una diffusa ed effettiva alternanza scuola-lavoro.

In altri Paesi come la Germania la sinergia tra questi fattori ha prodotto risultati importanti, puntando sulla riqualificazione e la qualità del lavoro anche nei processi di industria 4.0. Da qui bisogna ripartire, rimettendo al centro l’esigenza di una riforma fiscale che abbassi le tasse sul lavoro, sulle pensioni, sulle imprese innovative che investono ed assumono. Questo sarebbe il salto di qualità, il vero stimolo all’economia. Non abbiamo bisogno di nuove norme calate dall’alto sulle materia del lavoro.

Servono più accordi che rilancino la produttività ed i salari, insieme alle grandi potenzialità umane e professionali del nostro paese, favorendo con coraggio gli investimenti come la Cisl ha fatto in questi anni alla Fiat ed in tante piccole e grandi aziende di tutti i settori. Ma occorre anche una svolta verso la democrazia economica e la partecipazione organizzativa e gestionale dei lavoratori alle scelte aziendali ed al capitale azionario, nel segno delle responsabilità reciproche. E’ questa la sfida che il sindacato e la Cisl lancerà da tutte le piazze d’Italia in questo Primo Maggio. Dobbiamo farlo anche per onorare la memoria di quei contadini che settanta anni fa a Portella della Ginestra si battevano con coraggio per costruire un futuro migliore per il Mezzogiorno e per tutta l’Italia.

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