Migranti, scintille al governo sul caso ong. Scontro fra Alfano e Orlando Polemica sulle accuse lanciate da Di Maio e dal procuratore di Catania alle organizzazioni del Mediterraneo: il ministro si schiera a favore. Gentiloni: "Attività di volontariato preziosa". Renzi: "Noi dalla parte della legalità"

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Alfano Orlando

Caos al governo sul caso ong. Dopo le dichiarazioni del vicepresidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio, sulle presunte relazioni fra ong e trafficanti di uomini (avallate peraltro dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, il quale aveva affermato di non avere prove in proposito ma delle certezze) e le conseguenti reazioni indignate delle dirette interessate, il fronte della polemica si sposta nei palazzi del potere, nei quali le posizioni che si assumono sono differenti. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, concorda con la visione del procuratore, spiegando come dia il “cento per cento di ragione al procuratore Zuccaro perché ha posto una questione vera. Tutti coloro i quali devono sapere sanno che questo rischio c’è. Ha il cento per cento di ragione lui”.  Più prudente l’atteggiamento mantenuto dal premier Paolo Gentiloni, impegnato nel vertice di Bruxelles sulla Brexit: “Se ci sono da parte della magistratura delle informazioni attendibili e credibili – ha detto il presidente del Consiglio dal vertice Ue – non sarà certo il governo a contrastarle. Ma distinguiamo questo dal fatto che per noi l’attività delle organizzazioni di volontariato è preziosa e benvenuta”.

Le posizioni

Una vera e propria bagarre, sulla quale si è espresso anche l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, secondo il quale la questione ong è “diventato oggetto di scontro ideologico, politico. Di Maio e Salvini, che poi sono dalla stessa parte, hanno cominciato ad attaccare i volontari delle ong. Noi siamo dalla parte di chi lavora per la legalità, dalla parte dei giudici. E un politico serio cerca di risolvere i problemi, non di alimentare la paura”. E, almeno su questo argomento, anche l’altro candidato alla segreteria del Pd, Andrea Orlando, mantiene un atteggiamento concorde: “La vicenda delle ong lasciamola decidere agli atti giudiziari per quanto riguarda l’aspetto penale. Sotto il profilo politico credo che, al netto di questa storia, vada raccontata come un insieme di vicende che hanno consentito di affrontare situazioni difficilissime in condizioni difficilissime”. Ma Orlando sferra anche una replica diretta al ministro Alfano: “Non credo si debbano sostenere le tesi del procuratore di Catania, bisogna sostenere le inchieste del procuratore di Catania e sulla base di queste trarre delle conclusioni. Se Alfano è convinto che abbia ragione nel descrivere quel quadro di insieme che il procuratore indica, e che io non sono in grado di confutare, non essendomi occupato del tema, c’è da chiedersi perché non se n’è accordo quando faceva il ministro degli interni. Probabilmente è una distrazione”. Ancora più critico il presidente del Senato, Pietro Grasso: “Mi pare un po’ fuori dall’ordinamento – precisa il presidente del Senato – che un magistrato, un procuratore, si possa pronunciare ancora prima che si facciano le indagini… Tutto questo – ha spiegato – è stato strumentalizzato da una parte politica che è contro l’accoglienza e l’integrazione e questo fa male”.

La polemica ong

Il pesante sasso è stato lanciato nei giorni scorsi dal deputato grillino in merito ai cosiddetti “taxi del Mediterraneo”, affidando a Facebook un delicato post in proposito, citando i dati dei rapporti statistici di Frontex: “Le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali”. Un attacco frontale da parte del vicepresidente di Montecitorio, il quale ha inoltre specificato che la questione sarebbe stata affrontata fino in fondo, presentando “un’interrogazione in Parlamento, andremo fino in fondo a questa storia e ci auguriamo che il ministro Minniti ci dica tutto quello che sa”. Una polemica che aveva coinvolto, in un aspro scontro verbale con Di Maio, anche lo scrittore Roberto Saviano. Dell’intera vicenda si occuperà, il prossimo 3 maggio, il Consiglio superiore della Magistratura.

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