La Corea provoca ancora: nuovo test missilistico fallito. Kim sfida gli Usa Il lancio attorno alle 5.30 del mattino ma il razzo esplode in aria. Trump twitta: "Mancanza di rispetto verso la Cina". E si profilano nuove prove di forza

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Nemmeno il tempo di festeggiare il traguardo dei cento giorni alla Casa Bianca che Donald Trump si trova nuovamente di fronte a quella che, da qualunque parte la si guardi, appare come l’ennesima provocazione da parte della Corea del Nord: nelle prime ore del 29 aprile, infatti, Pyongyang si è esibita nel terzo lancio di un missile balistico nel solo mese corrente, il 50esimo da quando è alla guida del Paese. Un test fallito, precisano da Seul e Washington. Il suo messaggio di belligeranza, però, il maresciallo Kim Jong-un lo ha mandato di nuovo e proprio all’indomani di una dichiarazione pesante del Tycoon che aveva tenuto a precisare come fra Usa e parte settentrionale della penisola coreana un accordo diplomatico fosse tutt’altro che una strada facile da percorrere.

Allerta in Giappone

La reazione di Kim non si è fatta attendere anche se, sempre nella giornata di ieri, il Consiglio di sicurezza partecipato dalle nazioni più potenti del mondo (Cina compresa) aveva messo in programma di bloccare la minaccia coreana lasciando “tutte le opzioni sul tavolo”, quella militare inclusa. Qualcosa che, evidentemente, non ha scoraggiato il dittatore asiatico che, ancora una volta, ha sfoggiato uno di quei razzi che, come da lui annunciato nell’ormai noto discorso di fine anno, non sono che una tappa di avvicinamento al fantomatico missile intercontinentale da lanciare agli Stati Uniti. Fatto sta che anche questo test è fallito come gli ultimi precedenti. Un po’ di apprensione, tuttavia, l’ha creata: non tanto in America quanto in Giappone, dove la metropolitana si è fermata per 12 minuti e il Consiglio di sicurezza interna si è radunato in fretta per valutare tutte le informazioni sul lancio, compreso il tipo di missile utilizzato.

Trump: “La Corea manca di rispetto”

Il razzo è partito attorno alla mezzanotte, ora italiana, circa le 5.30 in Corea del Nord. La base di partenza è stata la Pyeongannam-do, nei pressi di Pukchang, mentre la gittata è stata di almeno 71 chilometri in altezza prima dell’esplosione in volo. La direzione, nord-est. Difficile capire, almeno per il momento, il modello di ordigno balistico anche se, molto probabilmente, si tratta di un razzo a corta distanza, in grado di colpire città vicine come specificato anche dal Pentagono. L’attesa, ora, è più che altro per cercare di capire come reagiranno da Washington. Trump ha già twittato che “la Corea del Nord ha mancato di rispetto alla volontà della Cina e del suo rispettatissimo presidente lanciando il missile di oggi, seppure senza successo. Male!”. Anzi, molto male, considerando che la marina statunitense ha già piazzato nelle acque coreane il sommergibile nucleare Michigan e che, ovviamente, c’è anche la portaerei Vinson che, al di là delle rotte particolari, dovrebbe raggiungere il largo della penisola. Senza considerare che la stessa Corea del Sud si è detta pronta a rispondere, specificando come il Nord “pagherà il prezzo delle sue provocazioni”. All’orizzonte, oltre all’ipotesi di sanzioni accelerate, anche l’ombra di nuove prove di forza da parte di Washington. Un filo tesissimo, sempre più vicino al punto di rottura.

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