Naufragio Concordia, la requisitoria del pg della Cassazione: “Pena più elevata per Schettino” Il procuratore della Corte d'Appello ha chiesto l'accoglimento del ricorso della Procura per una condanna maggiore. La sentenza il 12 maggio

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Concordia Schettino

Conferma dei sedici anni e un mese di reclusione ma anche l’annullamento, con rinvio a una pena più severa, limitatamente all’aggravante della “colpa cosciente per il reato di omicidio”. Questa la richiesta del procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze, Francesco Salzano, per Francesco Schettino, il comandante della nave da crociera Costa Concordia (assente in aula), naufragata ormai 5 anni fa nei pressi dell’Isola del Giglio. Il capitano aveva ricevuto tale condanna già nei processi di primo e secondo grado. Qualora la richiesta avanzata dal pg venisse accolta, si delineerebbe la possibilità di un nuovo processo in appello a carico dell’ex comandante, alla cui condanna potrebbe aggiungersi l’aggravante dovuta “alla colpa cosciente nella previsione che nel naufragio ci sarebbero state vittime”. A bordo della nave da crociera, c’erano in tutto 3216 passeggeri al momento del naufragio, oltre a 1013 membri dell’equipaggio. La maggioranza delle parti civili è stata risarcita dall’azienda Costa.

“Schettino aveva obbligo di restare sulla nave”

La Corte d’Appello di Firenze, dalla quale è stato presentato il ricorso in Cassazione, ritiene la condanna di Francesco Schettino troppo mite a fronte dei 27 anni chiesti dalla pubblica accusa e delle 32 persone decedute nel naufragio, definito di “immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure”, provocato da una manovra azzardata nelle vicinanze della costa dell’isola toscana. Secondo quanto dichiarato da Salzano nella sua requisitoria, “Schettino era consapevole che sul lato sinistro della nave si trovavano ancora 2mila persone, e che solo 1.500 passeggeri erano scesi con le scialuppe di dritta perché glielo aveva detto il personale di bordo”. Inoltre, ha proseguito il procuratore, “in quanto comandante, con posizione di garanzia, aveva l’obbligo di restare sulla nave fino all’ultimo, invece quando si calò sulla scialuppa sapeva che dietro di lui c’erano altri ufficiali rimasti sulla Concordia”.

“Latitanza gestionale”

Secondo Salzano, nelle ore successive all’impatto con lo scoglio del Giglio, si è verificata “una latitanza gestionale” dell’emergenza, “non organizzata e controllata” da Schettino che, “una volta sceso dalla nave, non si tiene nemmeno in contatto radio con i suoi ufficiali e accetta di rimanere all’oscuro sul destino di circa duemila persone”. Per attendere il verdetto della Cassazione, bisognerà attendere il prossimo 12 maggio. In quella data, verrà svolta l’arringa di uno dei due legali dell’ex comandante e, successivamente, i giudici chiuderanno il dibattimento per poi deliberare in Camera di consiglio e procedere all’emissione della sentenza.

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