Caso Del Grande, Mogherini: “L’Ue lavora in modo discreto ma spero produttivo” Lady Pesc racconta il ruolo che sta svolgendo Bruxelles per ottenere il rilascio del reporter: "Stiamo sostenendo il lavoro delle autorità italiane"

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L’Unione europea si muove per ottenere il rilascio di Gabriele Del Grande, il blogger italiano fermato in Turchia mentre stava scrivendo un reportage sui profughi siriani da inserire nel suo prossimo libro. “Ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello Stato membro – ha spiegato da Pechino Federica Mogherini – . L’Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l’azione dell’ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l’azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche. Questo sta già accadendo in modo discreto ma spero produttivo“. L’attività portata avanti dall’Ue, ha aggiunto, è quello “di sostenere il lavoro delle autorità italiane rispetto alle autorità turche e accompagnarlo sia localmente che anche a Bruxelles”.

La Turchia, ha osservato nel corso della sessione di domande e risposta seguita all’intervento alla Tsinghua University sul tema “Europa e Asia: costruire un ordine globale cooperativo“, “è un importante partner dell’Ue, è un link economico, di gente, di università e di intellettuali. E’ una connessione emotiva, ma la Turchia sta andando verso un periodo complicato. C’è stato un referendum costituzionale che ha dato un Paese diviso”. Ankara, a tale scopo, “deve riunificare la società. Parleremo nel meeting dei ministri degli Esteri della prossima settimana le prossime fasi della nostra relazione”.

Preoccupata per la sorte di Gabriele è la compagna del giornalista, Alexandra D’Onofrio. In un’intervista a Repubblica ha confermato che Del Grande si trovava in Turchia per “incontrare i siriani fuggiti”. Lui, ha sottolineato, “va zaino in spalla e chiacchiera, passa ore a parlare con le persone nella loro lingua senza mediatori, in maniera spontanea. Non va alla ricerca dello scoop, ma di quanto ci può fare riflettere. Abbiamo lavorato insieme quando i giornalisti potevano entrare nei Cie, Gabriele scriveva articoli e inchieste. Poi dal 2011 li hanno chiusi e abbiamo deciso di documentare quello che c’era intorno“.

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