Sciopero della fame in carcere, Tel Aviv: “Nessun negoziato con i detenuti di al-Fatah” Il ministro israeliano per la Sicurezza interna: "Barghuti incitava alla rivolta, il suo isolamento era necessario"

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Tel Aviv non intende avviare negoziati con detenuti di al-Fatah che, su istruzione del loro leader Marwan Barghuti, osservano uno sciopero ad oltranza nelle prigioni israeliane. Lo ha affermato il ministro per la sicurezza interna Ghilad Erdan (Likud) in un’intervista alla radio militare. L’esponente del governo ha aggiunto che l’isolamento di Barghuti – detenuto in una prigione nel Nord di Israele – si è reso necessario “perché incitava alla rivolta e guidava lo sciopero”.

Secondo la stampa, circa 1200-1300 prigionieri palestinesi (su un totale di 6500) stanno rifiutando i pasti per ottenere miglioramenti nelle loro condizioni di reclusione. Da parte sua Erdan ha replicato che “si tratta di uno sciopero politico ed ingiustificato”. Israele, ha aggiunto, ha allestito nel Neghev un ospedale da campo dove saranno curati quanti fra gli scioperanti dovessero necessitare di cure nei prossimi giorni. Se si trovassero in pericolo di morte, ha precisato, potranno essere alimentati anche contro la loro volontà.

Secondo l’agenzia palestinese Mann, che cita fonti del Comitato internazionale della Croce Rossa, come ritorsione contro la mobilitazione Israele avrebbe sospeso le visite dei familiari agli scioperanti “fino a nuovo avviso“. La stessa Man ha precisato che il provvedimento interdittivo riguarda solo “per i detenuti di sicurezza nazionale in sciopero della fame”.

La mobilitazione è sostenuta dall’Olp. Il segretario generale Saeb Erekat ha chiesto ai palestinesi “ovunque siano di sostenere il movimento nazionale dei prigionieri nel loro sciopero della fame contro le illegali politiche razziste che violano gravemente la legge umanitarie internazionale e i diritti umani”. Erekat – che ha chiesto ad Israele di accelerare il rilascio dei detenuti in carcere – si è poi appellato alla Comunità internazionale, alle organizzazioni dei diritti umani e ai firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra sostenendo che “è tempo di intraprendere azioni concrete” per costringere Israele “a rispettare i suo obblighi”. Erekat ha anche invocato che il Tribunale Penale dell’Aja “di velocizzare l’inchiesta preliminare e di aprire un’immediata indagine su Israele per crimini di guerra”.

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