Tor Bella Monaca, sgominato maxi-giro di spaccio a Via Scozza: 14 arresti Blitz alle prime luci da parte dei carabinieri che hanno condotto in carcere 8 persone. Decisive le indicazioni di un collaboratore di giustizia

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Tor Bella Monaca

Maxi operazione dei carabinieri del reparto antidroga del Comando provinciale di Roma, i quali hanno eseguito l’ordinanza di arresto (emesse dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia) nei confronti di 14 persone a Tor Bella Monaca, smantellando il retaggio di un traffico narcos all’ombra dei palazzoni di Via Giovanni Battista Scozza, nell’area del quartiere conosciuta, nel gergo periferico, come R10. Sono state in tutto 8 le persone condotte in carcere, 2 sottoposte a obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria e altre 4 al divieto di dimora. Solo pochi mesi di indagini sono stati necessari al Nucleo investigativo di Frascati per far piena luce sulla piazza di spaccio, ben radicata e organizzata nelle strade del quartiere del Municipio VI della Capitale, svegliato all’alba dalle volanti dei circa 80 militari impiegati, supportati dalle unità cinofile e persino da un elicottero, che ha sorvolato la zona mentre gli arresti venivano eseguiti.

I dettagli del collaboratore

Di fondamentale importanza, ai fini degli arresti avvenuti nel corso della cosiddetta “Operazione Gerico”, le indicazioni fornite da un collaboratore di giustizia, il quale avrebbe fornito agli inquirenti sufficienti dettagli per la ricostruzione dell’attività criminosa e per l’individuazione dei luoghi predisposti allo smercio della droga da parte dei pusher (pregiudicati e non), posizionati in punti strategici e punto di riferimento per una vasta e altrettanto articolata clientela. Una collaborazione tutt’altro che di secondo piano: si tratta infatti della prima persona che, dal quartiere di Tor Bella Monaca, sceglie di aiutare il precorso della giustizia, fornendo un apporto decisivo all’attività investigativa, avviata già nel 2014, quando il 17enne Federico Caranzetti fu ucciso in strada dopo una discussione con alcuni spacciatori.

L’operazione “Drone”

Nel corso dei mesi d’indagine, un’operazione di monitoraggio e controllo, nota come “Drone”, è stata messe in atto dalle Forze dell’ordine, con l’intento di documentare il traffico di stupefacenti (soprattutto hashish e cocaina) e ricostruire i vari passaggi della merce, dalla distribuzione ai vari pusher (uomini e donne, di età compresa fra i 17 e i 45 anni), fino alla compravendita. Gli inquirenti hanno potuto così delineare i contorni di una vera e propria organizzazione criminale, con tanto di “vedette” e “riunioni” fra le persone coinvolte, per un giro di soldi non inferiore a qualche migliaio di euro al mese. Le transazioni, in rispetto di una strategia concordata, andavano in scena sulla strada e in pieno giorno: niente luoghi appartati o nascosti a occhi indiscreti. La facile reperibilità risultava un elemento importante per attrarre una maggiore schiera di clienti, nonostante la conseguente crescita del rischio per i venditori.

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