Se gli attacchi rafforzano i 5 Stelle

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Prima la stangata nei confronti di 42 deputati del Movimento 5 Stelle, protagonisti della clamorosa protesta contro i vitalizi che, in Aula e fuori dall’Ufficio di Presidenza, si è consumata il 22 marzo. Protesta sulla quale Montecitorio ha optato per sanzioni severissime: 15 giorni di sospensione ai 19 deputati che tentarono di fare irruzione mentre si votavano le delibere sulle pensioni ai parlamentari e 10-12 giorni per i 33 esponenti che, con la loro protesta in Aula, bloccarono il question time. Poi i nuovi guai giudiziari per Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, indagati dalla Procura di Genova. Un atto dovuto dopo la querela per diffamazione dell’ex candidata sindaco di Genova, Marika Cassimatis, alla quale il garante del Movimento 5 Stelle ha tolto l’utilizzo del simbolo dopo la vittoria alle “Comunarie”. E poi chissà che altro ancora dovremo registrare nei giorni a venire.

Perché quando certe storie imboccano una determinata strada difficilmente la lasciano per percorsi paralleli o alternativi. E in questa fase picchiare duro sui grillini sembra esser diventato lo sport nazionale. Eccessivo il provvedimento della presidente della Camera, molto di parata quello delle toghe liguri, amplificato a dismisura dai mezzi d’informazione, sempre alla ricerca della clava per picchiare contro i penstastellati.

Eppure il paradosso della storia è che più vengono attaccati e più i 5 Stelle guadagnano. Come se fra le due cose vi fosse una diretta consequenzialità. Banale, ma non affatto scontato, il caso di Roma. Malgrado i guai della Capitale e le altre beghe di cui molto hanno parlato i giornali, il supporto alla forza creata dal comico genovese continua a crescere. In tal senso stanno diventando un vero e proprio format le interviste di Giovanni Floris ai leader dei 5 Stelle designati nel programma del Martedì su La7, dove tutte le settimane si alternano e si scambiano il testimone in prima serata Di Battista e Di Maio, per rispondere con il solito armamentario di frasi fatte e concordate con lo staff alle obiezioni del bravo giornalista che si finge fustigatore, mentre gli applausi telecomandati scattano a sproposito ogni due per tre.

Dopo la vittoria di alcuni dei suoi ricorsi e le conseguenti riammissioni forzate, il Movimento era corso ai ripari cambiando il regolamento sulle espulsioni. Ma quel particolare, oggi, sembra del tutto marginale. Rifacendosi ai sondaggi elettorali balza agli occhi il fatto che anche per Swg c’è il sorpasso del Movimento 5 Stelle. L’istituto di Trieste era l’ultimo a dare il Pd primo partito. Alla fine ha ceduto. Anche per questa casa di sondaggi, che raccoglie i dati su un campione di 2 mila persone, i grillini sono in testa. In effetti non ci sono stati più scandali relativi ad esponenti del M5S come quelli romani e il movimento ne ha beneficiato. Il caso Genova, poi, non sembra destare particolari preoccupazioni nell’immaginario collettivo.

E’ proseguito, invece, il logoramento del Pd, alle prese con delle primarie effettuate subito dopo la scissione. Anche il voto su Minzolini ha certamente contribuito, come ogni motivo di insoddisfazione verso il governo. Così il Pd si ritrova in nuovi minimi, in ogni caso superato anche dalla somma dei partiti di centrodestra, che battono, sulla carta, anche i pentastellati. Questo la dice lunga sul fatto che la strategia renziana si stia rivelando priva di appeal elettorale, visto che gli italiani sembrano essere ancora stregati dal vento dell’antipolitica, unico elemento capace di gonfiare le vele dei cinque Stelle. Perché ciò che manca non sono le proteste ma le proposte, materia particolarmente ostica per i grillini. Ma in fondo all’italiano medio appassiona più la curva che la tribuna d’onore.

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