Il cardinale Turkson: “Trump ci preoccupa ma le cose possono cambiare” Convegno per i 50 anni della "Populorum Progressio": "Il Papa non è contro il mercato ma per un'economia sociale"

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TURKSON

“La Chiesa non è l’unica istituzione che parla di sviluppo umano. Ma quando ne parla lo fa dal punto di vista antropologico: chi è l’essere umano, qual è la sua natura. Questa è la differenza”. Con queste parole il cardinale Peter K. A. Turkson ha chiarito in modo definitivo il senso del nuovo dicastero per lo Sviluppo umano integrale, voluto da Papa Francesco nell’ambito della riforma della Curia: non si tratta dell’ennesima ong mondiale, insomma. Il dicastero, creato il 7 agosto dello scorso anno con l’unione dei pontifici consigli Giustizia e Pace, Cor Unum, per i migranti e per gli operatori sanitari, farà in qualche modo il suo esordio “ufficiale” con un convegno in programma lunedì e martedì in Vaticano. “Prima che il S. Padre decidesse di istituire il nuovo dicastero – ha spiegato il cardinale – stavamo organizzando un incontro per i 50 anni di Giustizia e Pace, il consiglio voluto da Papa Paolo VI nel 1967. Abbiamo dovuto cambiare i nostri programmi e così abbiamo deciso di celebrare il cinquantesimo dell’enciclica Populorum Progressio. Sarà un modo per valutare come la Chiesa ha affrontato il tema dello sviluppo umano dal Concilio Vaticano II ad oggi”.

I rapporti con Trump

“E’ una sfida che ci preoccupa un po’ – ha detto il porporato ghanese riferendosi al presidente americano e alla sua intenzione di procedere col muro al confine con il Messico – Ma anche negli Stati Uniti ci sono voci di dissenso, segno che si può iniziare a parlare un altro linguaggio, che si può arrivare a ripensare certe decisioni. Da ciò che capisco – ha detto Turkson – Trump sta realizzando quanto promesso in campagna elettorale. La Chiesa ha grande speranza che le cose possano cambiare. I membri della Conferenza episcopale americana hanno preso posizione e possono influenzare le decisioni. La Conferenza è una lobby forte – ha aggiunto in risposta a una domanda sul rifinanziamento agli armamenti – può intervenire sui senatori per far condividere i punti di vista della Chiesa”.

Il Papa non è comunista

Il beato Paolo VI dopo la pubblicazione dell’enciclica Populorum Progressio fu accusato di essere troppo spostato a sinistra. Addirittura il Secolo, giornale del Msi, titolò “Avanti Populorum”. Accuse che spesso vengono rivolte anche a Papa Francesco. Quanto vengono ascoltate le sue parole dove si prendono le decisioni? “Gli Stati vogliono sapere la posizione della S. Sede anche se non la seguono – ha risposto l’arcivescovo Tomasi, segretario delegato di Giustizia e Pace e a lungo rappresentante vaticano all’Onu, anch’egli presente all’incontro con la stampa – perché offre prospettive che vanno al di là dei propri interessi e fa sentire la sua voce a favore della dignità di ogni persona, indipendentemente da razza, lingua e religione. In questo senso la sua voce è ascoltata”. “Il Papa – ha aggiunto Turkson – non è contro l’economia di mercato ma a favore di un’economia sociale che sappia dare risposte alle esigenze delle persone senza esclusioni. Un modello che sia inclusivo e rispetti i diritti di tutti”.

Visione profetica

“E’ una caratteristica della Chiesa – ha proseguito il prefetto – quella di essere in qualche modo precorritrice dei tempi. Paolo Vi aveva percepito con un certo anticipo che l’indipendenza delle ex colonie europee avrebbe causato problemi di sviluppo. Qualcosa di simile accade con Papa Francesco. La Chiesa è profetica, ha questa capacità di vedere oltre le cose, basti pensare all’ambiente. Molti dicono che Francesco critica il capitalismo. Io non ho mai trovato questa parola nei suoi scritti e nei suoi discorsi. Il Papa parla di soldi e del controllo che hanno sulla vita delle persone: è lì che lancia le sue critiche. Non è contro l’economia: afferma che deve servire l’uomo e non piegarlo alle esigenze del mercato”.

Stop al flusso migratorio

“Ho sempre detto che se non si chiude il rubinetto è inutile continuare ad asciugare per terra”. Con questa metafora il cardinale Turkson ha spiegato la necessità di intervenire per fermare, o almeno ridurre di molto, le migrazioni. “E c’è solo un modo: occupare la gente nel proprio Paese. La Chiesa ha avviato iniziative che mirano a innescare un meccanismo di sviluppo. Ma attenzione – ha avvertito – il fenomeno è anche qui: quanti giovani lasciano l’Italia per andare a cercare lavoro altrove? Abbiamo avviato iniziative, con i vescovi di Lamezia Terme e Taranto, per esempio, per dare speranza ai giovani. Occorre guardare anche all’interno – ha concluso Turkson – Ho una preoccupazione: il nazionalismo prende forza quando c’è il timore di essere inghiottiti dall’altro. Ed è quello che sta succedendo a causa del calo demografico”.

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