Omelia a Santa Marta: “Dimenticare chi ci ha creato e allevato, questa è la delusione di Dio” "Lui sempre ci aspetta - ha concluso il Papa - come il padre del figliol prodigo, che lo vide venire da lontano, perché lo aspettava”

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Papa Francesco, nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, ha commentando la Prima Lettura tratta dal Libro dell’Esodo. Il Pontefice ha posto l’accento sull’amore di Dio per il suo popolo, nonostante l’infedeltà di quest’ultimo, soffermandosi sul “sogno e le delusioni di Dio”.

Il popolo, ha spiegato a inizio omelia, è “il sogno di Dio. Sognava perché amava”. Quel popolo però tradisce i sogni del Padre e così Dio “incomincia a sentire la delusione”: il popolo “non ha avuto la pazienza di aspettare Dio” per 40 giorni soltanto. Si sono fatti un vitello d’oro: un dio “per divertirsi” e si sono “dimenticati di Dio che li ha salvati”.

Il profeta Baruc, ha rammentato Francesco, “ha una frase che dipinge bene questo popolo: ‘Vi siete dimenticati di chi vi ha allevato’”: “Dimenticare Dio che ci ha creato, che ci ha fatto crescere, che ci ha accompagnato nella vita: questa è la delusione di Dio. E tante volte nel Vangelo, Gesù nelle Parabole, parla di quell’uomo che fa una vigna e poi fallisce, perché gli operai vogliono prenderla per loro. Nel cuore dell’uomo, sempre c’è questa inquietudine! Non è soddisfatto di Dio, dell’amore fedele. Il cuore dell’uomo è sempre verso l’infedeltà. E questa è la tentazione”.

Dio, dunque, “per mezzo di un profeta, rimprovera questo popolo” che “non ha costanza, non sa aspettare, si è pervertito”, si allontana dal vero Dio e cerca un altro dio: “E anche noi – prosegue – siamo popolo di Dio e conosciamo bene come è il nostro cuore e ogni giorno dobbiamo riprendere il cammino per non scivolare lentamente verso gli idoli, verso le fantasie, verso la mondanità, verso l’infedeltà. Credo che oggi ci farà bene pensare al Signore deluso: ‘Dimmi Signore, tu sei deluso di me?’. In qualcosa sì, sicuro. Ma pensare e fare questa domanda”.

“Dio ha un cuore tenero, un cuore di padre”, ha ricordato Bergoglio citando il Vangelo in cui Gesù pianse “su Gerusalemme”. Chiediamoci, ha detto ancora, se “Dio piange per me”, se “è deluso di me” e se io “mi sono allontanato dal Signore”. “Quanti idoli ho che non sono capace di togliermi da dosso che mi schiavizzano? – ha ammonito il Santo Padre –. Quell’idolatria che abbiamo dentro … E Dio piange per me”.

“Pensiamo oggi a questa delusione di Dio che ci ha fatto per l’amore e noi andiamo a cercare amore, benessere, passarla bene in altre parti e non l’amore di Lui. Ci allontaniamo da questo Dio che ci ha allevati. E questo è un pensiero di Quaresima. Ci farà bene. E questo, farlo tutti i giorni; un piccolo esame di coscienza: ‘Signore, tu che hai avuto tanti sogni su di me, io so che mi sono allontanato, ma dimmi dove, come, per tornare …’. E la sorpresa sarà che Lui sempre ci aspetta – ha concluso – come il padre del figliol prodigo, che lo vide venire da lontano, perché lo aspettava”.

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