Mafia Capitale, Carminati in aula: “Il ‘mondo di sotto’ è più onesto, sopra sono truffatori” E' il giorno dell'interrogatorio dell'ex Nar, sottoposto al 41bis nel carcere di Parma. L'aula bunker di Rebibbia senza telecamere

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Carminati

Niente telecamere all’interno dell’aula bunker del carcere di Rebibbia, dove è in corso la prima sessione di interrogatorio per Massimo Carminati, uno dei principali imputati nel processo per Mafia Capitale. Sull’ex Nar, in collegamento video dal penitenziario di Parma, dove è sottoposto al 41bis dal 2 dicembre 2014, gravano 24 capi d’imputazione, tra i quali l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Parla per la prima volta, Carminati, dall’inizio delle vicende processuali che lo vedono coinvolto e, secondo quanto fatto sapere dalla legale, Ippolita Naso, l’interrogatorio durerà almeno due giorni.

“Sempre stato controllato”

Nel frattempo, il “Cecato” ha iniziato a rispondere alle domande dei suoi difensori nella gremita aula del carcere romano. Come spiegato dai legali (e come accaduto per Buzzi) durante il processo potrebbe esserci spazio per una breve ricostruzione delle vicende criminali che hanno visto coinvolto Carminati, a cominciare dalla sua militanza nei grupp idi estrema destra anche se, come specificato dai giudici, il suo non sarà un interrogatorio “a ruota libera” come quello del Ras delle cooperative: “Io sono un vecchio fascista degli anni settanta – ha detto il Nero – e sono contentissimo di quello che sono”. L’imputato ha poi ricostruito le prime fasi dell’indagine, spiegando come si fosse accorto di essere controllato: “Non avevo alcun motivo per nascondermi, stavo finendo l’affidamento, ero proprio sereno – ha aggiunto -. Io ho sempre vissuto sotto il controllo delle forze dell’ordine so di che parlo. E poi – ha detto ironizzando – anche se ho un occhio solo ci vedo bene”. Carminati ha poi spiegato alcuni dettagli in merito alla presunta fuga di notizie, la quale gli avrebbe consentito di sapere dell’indagine sul suo conto: “Verso la metà del 2011, dopo una perquisizione che avevo subito da parte del dottor Minisci, nel momento dell’affidamento ai servizi sociali ero continuamente sotto osservazione. Poi ho notato che i controlli sono ripresi. Mi pedinavano, mi fotografavano, qualche volta ho provato a parlare con gli agenti che mi seguivano ma quelli scappavano o non rispondevano”.

“Processo serio grazie a me”

Carminati ha parlato anche dei suoi rapporti con l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, negando di aver mai avuto contatti con lui. Anzi, “il Nero” evita anche, in più occasioni, di chiamarlo per nome: “Non ho nessuna stima o rispetto per lui e non lo conosco. Siamo stati in carcere nello stesso periodo è vero ma non ci conosciamo. Lui era una destra istituzionale, non ci mettevano vicini”. E su Salvatore Buzzi: “Se non ci fossi stato io questo processo sarebbe stato una cosa ridicola. Ma siccome c’è Carminati è diventato una cosa seria… Io gli voglio bene a Salvatore nonostante non capisca la sua scelta processuale. Si è tagliato i ponti con il passato e so le difficoltà che ha avuto a fare questa scelta, mi dispiace di essere stato io a causare questa situazione”.

“Nel ‘mondo di sopra’ sono truffatori”

Le dichiarazioni dell’ex Nar in merito al suo rapporto con Buzzi e l’amministrazione Alemanno sono proseguite, continuando a fare riferimento a quel “mondo di mezzo” che, in un certo senso, identifica l’intera inchiesta: “Io vengo da un mondo diverso. Il ‘mondo di sotto’ è più serio e onesto. Quelli ‘di sopra’ sono tutti dei ‘sola’ e dei truffatori”. Carminati ha sostenuto anche che di essere stato “truffato dal Comune: sono dei truffatori, hanno fatto fare un lavoro sapendo bene che non avrebbero pagato (il riferimento è ai lavori svolti per un campo nomadi, ndr). Questo è il mio pensiero nei confronti di Alemanno e del Comune. La prova che non conosco Alemanno e Antonio Lucarelli (capo della segreteria di Alemanno in Campidoglio, ndr) è proprio questa: se li avessi conosciuti gli sarei andato a buttare giù la porta di casa”.

“Avessi potuto mi sarei messo in regola”

Durante l’udienza, c’è stato spazio anche per un riferimento al furto al caveau della Banca di Roma, risalente al 1999 e per il quale le parti civili avevano chiesto a Carminati un risarcimento danni pari a 20 miliardi: “Non ho fatto nulla di illegale: l’unica illegalità è che dovevo nascondere i soldi perché ho la parte civile che vuole 20 miliardi per il furto al caveau e dunque dovevo nascondere i miei proventi, anche quelli legali. Non dico che non siano giuste le loro richieste e che loro non hanno ragione ma i soldi non mi basterebbero manco se vincessi al superenalotto”. E, secondo l’ex Nar, l’unico modo per non pagare i risarcimenti nei processi era ricevere il denaro: “Se avessi potuto, mi sarei messo in regola e avrei pagato anche le tasse, ma non è così. Io non potevo fare impresa ufficialmente”. Poi, nel rispondere a una domanda dei legali in riferimento a ciò che veniva scritto su di lui, chiarisce su alcuni appellativi a lui affibbiati: “Io sono diventato una macchietta, chi mi conosce lo sa. Mi hanno dato del ‘Nero’ di ‘Romanzo Criminale’, del samurai, mi hanno rotto tutti le p… Ma queste cose che in un certo tipo di mondo ti rende ridicolo, non sono cose che ti danno potere, sono cose che ti fanno diventare deficiente… Non sto dicendo che sono una mammoletta ma non c’entro nulla con Romanzo criminale”.

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