Berlusconi testimonia al processo contro Fede: “Il prestito a Mora? Un atto di generosità” L'ex premier ha risposto alle domande del pm Fusco. L'allora direttore del Tg4 è accusato di bancarotta fraudolenta per il crac dell'azienda dell'ex agente

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Silvio Berlusconi ha deposto in qualità di testimone al processo per concorso in bancarotta fraudolenta a carico di Emilio Fede. Nel corso dell’esame l’ex premier ha spiegato che il presto da 2,8 milioni di euro a favore di Lele Mora va inteso come “un atto di generosità”, compiuto per “lo stato di difficoltà delle aziende” dell’ex agente dei vip, del quale, ha raccontato, “decisi di non interessarmi più”.

L’ex Cav ha esordito con una battuta al pubblico ministero: “Mi scusi dottore deve sapere che io sono un vecchietto, dovrebbe avvicinare la bocca al microfono, sennò non sento”. Nel corso della breve deposizione, durata circa 15 minuti, il pm Eugenio Fusco ha chiesto a Berlusconi, testimone e mai indagato nel procedimento (in aula c’erano comunque i suoi legali Niccolò Ghedini e Federico Cecconi, oltre all’avvocato di Fininvest Salvatore Pino), quando avesse saputo che una parte dei soldi che aveva prestato a Mora erano stati “intascati” da Fede. “Non so se dai giornali o se qualcuno me ne ha parlato, ma si diceva in azienda anche che Mora aveva restituito a Fede parte di un prestito che quest’ultimo gli aveva concesso“.

Ad ogni modo, ha proseguito Berlusconi, “il signor Fede ha chiuso il suo rapporto con l’azienda (Mediaset, ndr) e non ho più parlato con lui di questo e neanche con Mora che mi ha cercato a volte, ma io ho preferito non rispondere su suggerimento dei miei avvocati”. In quel periodo, infatti, era esploso il caso Ruby che ha fatto finire a processo anche l’ex talent scout e l’ex direttore del Tg4. Inoltre, sempre al pm che gli ha chiesto quale atteggiamento avesse avuto quando circolavano le voci dei soldi trattenuti da Fede, Berlusconi ha risposto: “Non c’è stato alcun atteggiamento da parte mia, il prestito è stato un mio atto di generosità e poi ritenni di non interessarmene più”.

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