Strage di civili a Mosul: gli Usa ammettono la responsabilità nel raid Secondo il Washington Post si tratterebbe della maggiore perdita di vite umane innocenti da quando gli Usa hanno iniziato a colpire l'Isis in Iraq e Siria

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L’esercito americano ha ammesso di aver compiuto il raid su Mosul dello scorso 17 marzo nel quale, secondo le organizzazioni umanitarie, sarebbero morti oltre 100 civili. Se confermato, l’episodio rappresenterebbe la maggiore perdita di vite umane tra i civili da quando gli Stati Uniti hanno iniziato a colpire le postazioni dell’Isis in Iraq e Siria nel 2014.

Lo sottolinea il Washington Post spiegando che alla luce di una “prima analisi” è emerso che la coalizione ha colpito i combattenti del sedicente Stato Islamico nella parte ovest della città su richiesta delle forze irachene. Finora la coalizione a guida Usa aveva detto che non vi erano certezze di un raid compiuto nel quartiere al-Jadida di Mosul dove gli abitanti hanno denunciato la morte di 137 civili. Le forze irachene che partecipano ai soccorsi hanno parlato del ritrovamento di 83 corpi senza vita, tra cui molte donne e bambini, all’interno di un edificio andato distrutto.

Un incidente sul quale sono ancora in corso indagini ma che fa nascere nuove domande sulle operazioni antiterrorismo svolte da quando il presidente Donald Trump è alla Casa Bianca e che hanno fatto registrare altri potenziali errori, sottolinea il quotidiano americano, ricordando le indagini in corso sull’attacco che recentemente ha provocato numerosi morti tra i civili all’interno di una moschea in Siria e la morte di civili – riconosciuta dai militari statunitensi – nel raid dei Navy Seal in Yemen a gennaio.

I vertici militari americani assicurano di aver adottato misure estese a tutela della popolazione civile, ricorda il Washington Post. “Ma la coalizione – hanno anche precisato – non abbandonerà il suo impegno nei confronti dei partner iracheni a causa delle tattiche disumane usate dall’Isis, che terrorizza i civili, usa scudi umani e conduce i combattimenti a partire da scuole, ospedali, siti religiosi e quartieri popolati da civili”.

I militari iracheni mettono in dubbio le ricostruzioni secondo cui la strage di Mosul sarebbe stata provocata da un raid aereo della coalizione a guida americana. Secondo queste fonti, si legge sul sito della Bbc, sarebbero state trappole esplosive piazzate dagli uomini del Daesh a causare la strage. Sulla pagina Facebook, i militari iracheni contestano dettagliatamente la versione del raid aereo affermando che esperti militari iracheni hanno ispezionato l’edificio che sarebbe stato colpito dal raid e hanno trovato che era “stato completamente distrutto e che non vi erano segni che fosse stato distrutto da un raid aereo”.

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