Papa Francesco: “Abbandoniamo le luci false del pregiudizio e degli interessi personali” All'Angelus il Pontefice invita tutti i battezzati a vivere come "figli della luce", poi i ringraziamenti alla Città di Milano in dialetto

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Essere battezzati esige “una scelta ferma e decisa di vivere come figli della luce e camminare nella luce” Ciò significa abbandonare le luci false: quella “fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri”, e quella “seducente e ambigua dell’interesse personale”. Papa Francesco si riaggancia alla catechesi sul battesimo fatta domenica scorsa per introdurre la preghiera dell’Angelus di questa IV Domenica di Quaresima, quella del “laetare”. Ai tanti pellegrini che affollano piazza San Pietro, illuminata da un timido sole primaverile, il Pontefice ricorda quante volte l’uomo preferisce affidarsi alle “piccole luci”, piuttosto che essere illuminati da quella di Gesù.

Abbiamo bisogno di una luce nuova

La liturgia odierna presenta il brano evangelico del “cieco nato” (cfr Gv 9,1-41). Gesù “gli restituisce la vista, operando “questo miracolo con una specie di rito simbolico”. In tal modo, Cristo si manifesta come “luce del mondo”. In questa prospettiva, il cieco “rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi”. Per tornare a vede necessitiamo “di una luce nuova, quella della fede, che Gesù ci ha donato”. Infatti, “quel cieco riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo”, riconoscendo in Gesù il “Figlio dell’uomo“.

Vivere come figli della luce

E’ un episodio, questo, che dovrebbe indurre tutti i cristiani “a riflettere sulla fede in Cristo“, ma al tempo stesso si riferisce “anche al battesimo, che è il primo Sacramento della fede”, quello che ci fa “venire alla luce”, “mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo”. Il cieco del Vangelo “ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è ‘la luce del mondo, quando guardiamo altrove”, preferendo a Cristo le “piccole luci” o “brancolare nel buio”. Inoltre, aggiunge il Papa, “il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia”. Infatti, col battesimo “anche noi siamo stati ‘illuminati’ e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce”. “Questo esige un cambiamento radicale di mentalità – sottolinea Bergoglio -, una capacità di giudicare uomini e cose secondo una nuova scala di valori, che viene da Dio. Il sacramento del battesimo, infatti, esige una scelta ferma e decisa di vivere come figli della luce e camminare nella luce”.

Le false luci dei pregiudizi

“Cosa significa camminare nella luce?”, si domanda il Papa. La risposta è la seguente: “Significa innanzitutto abbandonare le luci false“, come quella “fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri”, perché esso “distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello”. “Questo sta diventando come il nostro pane quotidiano – ammonisce Francesco -, dobbiamo fare attenzione”. Un’altra luce falsa “è quella dell’interesse personale“, che ci appare “seducente e ambigua”. Eppure, “se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni”, al contrario, “continuiamo a camminare nelle ombre“.

Quindi, l’affidamento alla Madonna, “che per prima accolse Gesù, luce del mondo”, con l’intenzione di ottenere la grazia “di accogliere nuovamente, in questa Quaresima, la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del battesimo“. Questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, portatori di un raggio della luce di Cristo“.

Edificare la civiltà dell’amore

Al termine dell’Angelus, Papa Francesco ricorda la beatificazione, avvenuta ieri ad ad Almería (in Spagna) di José álvarez-Benavides y de la Torre e di centoquattordici compagni martiri. “Questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore“.

I saluti alla Città di Milano in dialetto

Nel salutare i fedeli festanti che colorano la piazza, da ogni parte del mondo, all’indomani della sua visita pastorale alla Città di Milano, il Pontefice ringrazia i cittadini del capoluogo lombardo: “Ringrazio il cardinal Scola e tutto il popolo milanese per la calorosa accoglienza. Mi sono veramente sentito a casa e questo con tutti, credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto cari milanesi. Ho constatato che è vero quello che si dice: ‘A Milan si riceve col core in man‘”. Quindi, il suo tradizionale saluto: “Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

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