Caso Consip, il Tribunale del Riesame conferma il carcere per Alfredo Romeo Respinta l'istanza di scarcerazione avanzata dai legali. L'imprenditore napoletano è detenuto dall'1 marzo con l'accusa di corruzione

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Romeo Consip

Il Tribunale del Riesame ha deciso, confermando il parere negativo della Procura di Roma: l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, detenuto a Regina Coeli dall’1 marzo scorso con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta su Consip, resterà in carcere. Respinta, dunque, la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali, i quali hanno comunque fatto sapere che impugneranno la decisione in Cassazione. Secondo i pm, Romeo avrebbe pagato 100 mila euro dal 2012 al 2016 al dirigente Consip, Marco Gasparri, per avere informazioni che, in qualche modo, avrebbero agevolato l’imprenditore nell’aggiudicazione di alcune gare d’appalto, tra cui la FM4 da 2,7 miliardi di euro. Anche il gip, Gaspare Sturzo, il 10 marzo scorso aveva decretato la conferma della custodia cautelare in carcere. Lo stesso giudice, chiamato a decidere sulla richiesta di interdizione avanza dalla Procura nei confronti dell’azienda di Romeo,  era stato oggetto, nella giornata del 23 marzo, di un’istanza di ricusazione presentata dagli avvocati della “Romeo Gestioni”, in quanto egli “si era già espresso sull’imprenditore”, avendo firmato l’ordinanza di custodia cautelare e, per l’appunto, il rigetto dell’istanza di scarcerazione.

L’istanza dei legali

I legali di Romeo, Giovanbattista Vignola e Francesco Carotenuto, avevano depositato una memoria difensiva di oltre 100 pagine, nella quale contestavano alla Procura l’utilizzo delle intercettazioni ambientali e dei pizzini (rinvenuti in una discarica e sui quali, stando a quanto emerso, sarebbero annotati importo e destinatari degli stessi). Secondo gli avvocati, tali intercettazioni sarebbero non solo inutilizzabili, ma anche prive di ogni riferimento a soldi ed entrate. Nei confronti dell’imprenditore è stato inoltre disposto un sequestro patrimoniale pari a 100 mila in quanto, secondo gli investigatori, tale denaro sarebbe il provento della corruzione di un dirigente della Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana il cui azionista unico è il Ministero dell’economia e delle finanze.

Il caso Consip

L’inchiesta Consip è scaturita in seguito a un’indagine condotta dalla Procura di Napoli, la quale aveva individuato presunte irregolarità nell’assegnazione di alcuni appalti. Il caso era passato all’Antimafia in virtù dei presunti collegamenti tra i clan e alcuni dipendenti della ditta di pulizia, facente capo al gruppo Romeo, che ottenne l’appalto per svolgere tale servizio all’ospedale Cardarelli di Napoli. L’individuazione dei presunti pizzini, sarebbe coincisa con l’apertura del filone Consip e con la conseguente consegna della maggior parte degli atti alla Procura di Roma.

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