SCOLA: “PERCHE’ IL PAPA A MILANO PARTIRA’ DAGLI SCARTATI”

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“A Milano è in atto una rinascita. Se ne vedono i segnali, anche se contradditori, nel mondo del lavoro, della cultura, della solidarietà, dell’amicizia civica”. Lo afferma il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, alla vigilia della visita del Papa a Milano, considerato un evento importantissimo non solo a livello ecclesiale ma anche civile.

“Sicuramente, l’attenzione da parte dei diversi mondi di una Milano che è plurale, è molto elevata. Ne è conferma proprio l’attenzione, la cura, la quantità di spazi e di tempi che i mass media stanno dedicando all’avvenimento, a tutti i livelli”.

La visita del Papa a Milano sembra ricalcare la “Evangelii Gaudium”.

“E’ proprio vero. E’ giusto, perché se noi diamo un’occhiata introspettiva ai gesti che il Papa compirà, emerge il filo rosso di “Evangelii Gaudium”. Entra in città condividendo una situazione di periferia, dove ci sono ampi settori di degrado. Perché? Perché vuole riprendere lo stile di educazione di Gesù, il quale partiva sempre dagli scartati, dai bisognosi, dagli ammalati, dai più poveri e invitava a guardare a tutti gli altri e a tutto il resto con questo sguardo purificato, essenziale, centrato sul senso della vita che è possibile cogliere se – come dice il Papa – si tocca la carne dei poveri”.

Milano è una delle capitali economiche europee. Il Papa viene a Milano, non va nella city ma in periferia e in carcere.

“Eh sì! Lui vuole invitare tutti, anche il mondo della finanza e dell’economia a cui pure nella “Evangelii Gaudium” ha rivolto con precisione una serie di interrogativi, a non perdere di vista la prospettiva con cui guardare al lavoro che loro fanno, che morde sulla nostra carne, sulla carne di tutti i cittadini, ma di cui noi rischiamo di capire assai poco se non percependo, appunto, tanti elementi di “inequità”, come la chiama il Papa. Questo è come un invito a tutti gli uomini della finanza, della produzione, dei vari ambiti della cultura, della società civile, del lavoro, della malattia, è come una provocazione a trovare un centro dell’“io” e un centro della vita comune, di amicizia civica”.

Come è possibile evangelizzare una grande città finanziaria come Milano?

“Attraverso la testimonianza, che non è solo un buon esempio, ma un modo per conoscere meglio la realtà e comunicare la verità dei tanti aspetti della realtà. Ma devo dire che Milano è abbastanza pronta, in questa fase di una certa rinascita, di un certo gusto di vita civile, ad accogliere ciò che il Papa vorrà dire. Direi che i mondi vivi sono molto interessati a tutto questo, e quindi il Papa ci indicherà la strada che già ci ha fatto vedere in questi quattro anni. E cioè che, come Gesù, il cristiano deve mettersi in gioco di persona là dove vive tutti i giorni. Evangelizzare vuol dire che un soggetto personale, un soggetto comunitario, deve muoversi mettendosi in gioco con ciò che dice; è quello che il Papa ci dimostra: ha tanta credibilità perché la gente percepisce che è coinvolto in prima persona in quel che dice. Questa è la strada dell’evangelizzazione”.

Milano ha però ancora sacche di emarginazione…

“Ne ha di notevoli! Soltanto che – come dico sempre – sono a macchia di leopardo, non ti danno a prima vista l’impressione tragica di una favela o di uno slum. Però, soprattutto in una certa fascia della penultima periferia, ci sono delle sacche di degrado, di prova, di condizionamento, di scarto a cui un volontariato – sia cattolico, sia laico – sta cercando di far fronte, ma questo non basta. Bisogna per forza di cose pensare a una diversa politica delle periferie che, peraltro, sono molto vitali. Certamente, da questa azione di cura che molti abitanti del quartiere, che sono in condizioni migliori, danno nei confronti dei più bisognosi, dei più poveri, è un segno prezioso della costruzione di un’amicizia civica che farà futuro, a Milano”.

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