Offensiva su Raqqa, scuola colpita dai raid Usa: morti decine di sfollati Il bombardamento ha coinvolto la cittadina di Mansura, vicina alla roccaforte del Califfato

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Decine di sfollati sono stati uccisi in Siria nel bombardamento aereo di una scuola dove erano ospitati nella provincia di Raqqa, sotto il controllo dell’Isis. Lo affermano fonti degli attivisti. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) riferisce che i morti sono almeno 33 e che il raid è stato apparentemente compiuto dalla Coalizione internazionale anti-Isis a guida americana.

Il bombardamento, secondo quanto precisa l’Ondus, è avvenuto la notte scorsa sulla cittadina di Mansura, nell’ovest della provincia di Raqqa. Testimoni citati dalla stessa Ong affermano di aver visto estrarre da sotto le macerie della scuola 33 corpi senza vita e due feriti, prima che miliziani dell’Isis arrivassero sul posto e allontanassero tutti i civili presenti. Nella scuola avevano trovato alloggio temporaneo una quarantina di famiglie fuggite dai combattimenti in altri villaggi della provincia di Raqqa e da quelle di Homs e Aleppo. Secondo un bilancio dell’Ondus, salgono così ad almeno 116, tra i quali 18 minori, i civili uccisi in bombardamenti compiuti dalla Coalizione a guida Usa dall’8 marzo scorso nella provincia di Raqqa a sostegno dell’avanzata delle milizie curde alleate del Pkk turco verso la roccaforte del sedicente Stato islamico in Siria.

L’operazione per la riconquista della roccaforte jihadista in Siria è entrata in una fase decisiva. Per dare sostegno alle truppe già impegnate sul terreno è arrivato anche un gruppo di marine Usa. I militari americani erano già dispiegati nella regione e il loro spostamento dalle navi Usa nel Golfo Persico non aveva bisogno del consenso del presidente Donald Trump o del segretario alla Difesa James Mattis. Ma sia la Casa Bianca che il Pentagono erano informati. Secondo la Reuters, altri soldati statunitensi, fino a mille, arriveranno prossimamente in Kuwait come forza di riserva nella lotta all’Isis in Siria e in Iraq. Sulla scrivania dello Studio ovale la proposta di concedere ai comandanti sul posto maggiore flessibilità nelle decisioni per rispondere più rapidamente a situazioni impreviste o ad attacchi sul campo.

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