Prestazioni sessuali per un posto in squadra: arrestati due allenatori delle giovanili I due sono accusati di aver scambiato materiale pedopornografico via internet. Coinvolto anche un arbitro. Nel frattempo arrivano i dati di Mater onlus sulla pedofilia: "Nel 2016 non si è fermata"

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Si è conclusa con l’arresto di due persone, entrambi allenatori di calcio amatoriale rispettivamente di 20 e 50 anni, l’operazione della Polizia postale di Torino, la quale ha portato alla luce i presunti tentativi di approccio sessuale messi in atto dai due nei confronti di adolescenti iscritti nelle scuole calcio dove i due soggetti erano impiegati. L’accusa nei confronti degli allenatori è di aver sfruttato dei minori per ottenere materiale pedopornografico da diffondere sul web. L’indagine, coordinata dalla Procura di Torino, si è protratta per quasi un anno: il punto di svolta è coinciso con la denuncia per violenza sessuale da parte dei genitori di un sedicenne il quale, nel corso della preparazione atletica con la sua squadra, era stato invitato dall’allenatore ventenne a dormire nella sua casa, all’interno della quale avrebbe tentato di approcciare sessualmente il giovanissimo calciatore.

Almeno quindici vittime

A seguito di tale denuncia, sono scattati ulteriori accertamenti e, dopo alcuni mesi, è emerso che il più giovane dei due tecnici coinvolti, dopo essersi guadagnato la fiducia dei giovani atleti, tentava di sedurli via chat, promettendo in cambio un posto da titolare nella squadra: “Si è infilato nel mio letto”, avrebbe detto uno dei ragazzi a sua madre, la quale si è poi recata dalla Polizia. Sarebbero state circa 15 le vittime dell’inganno a sfondo sessuale. Al termine delle indagini, tutt’ora in corso, il ventenne è finito ai domiciliari, mentre l’allenatore 50enne ha ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un’altra persona, un arbitro di professione architetto, è stata iscritta nel registro degli indagati con obbligo di firma.

I dati di “Meter onlus”

Una notizia di cronaca, quella dei due allenatori di Torino che, per ironia della sorte, emerge proprio nel giorno in cui i più recenti dati su pedopornografia e pedofilia sono stati diffusi ad Avola, in provincia di Siracusa, dall’associazione “Meter onlus”, da quasi 30 anni impegnata in prima linea contro la pedofilia e lo sfruttamento: “Nel 2016 – si legge nel rapporto – la pedofilia non si è fermata. Le Url monitorate e segnalate sono 9.379, in lieve calo rispetto ai 9.872 del 2015. I riferimenti italiani nel deep web sono invece aumentati: 95 contro 70. La flessione delle segnalazioni non implica la vittoria contro la pedofilia ma il suo inabissamento. I pedofili hanno lasciato i social network (155 hanno scelto forme più sofisticate di immersione). Abbiamo identificato, e cioè contato una per una, 1.946.898 foto, in aumento rispetto al 1.180.909 del 2015. I vide rilevati sono esplosi, triplicandosi: erano 76.200 nel 2015, ora sono 203.047″.

Don Di Noto: “La pedofilia è un crimine”

Un dato estremamente preoccupante, al di là dei riferimenti geografici, è senza dubbio l’età delle vittime, secondo il rapporto sempre più bassa: “Le vittime tra 0 e 3 anni sono in vertiginoso aumento e le violenze sono complete e totali. Sono un’altissima percentuale i neonati: esiste un portale solo con neonati e che ha anche un chatroom con dialoghi in italiano. Nella fascia 0-3 anni le foto sono 9.909, i video 2.928; segue quella 4-13 (foto 1.936.989, video 200.119)”. Sulla gravità e i numeri del fenomeno, si è espresso anche il fondatore di “Meter”, don Fortunato Di Noto: “Siamo d’accordo che la pedofilia sia un crimine? E’ importante non confondere la pedofilia (come malattia psichiatrica) e la capacità di intendere e di volere: nel 99,9% dei casi, infatti, le condotte pedofile sono lucide e quindi perseguibili penalmente. E il report ‘Meter onlus’ lo conferma”.

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