Repubblica del Congo: aperto un centro sanitario per i bambini di strada nella “città dei diamanti” A Mbuji-Mayi si estrae un terzo dei diamanti industriali del pianeta, ma la popolazione soffre la fame

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Un mini-ospedale per i bambini di strada nella “città dei diamanti”. E’ quanto si appresta a realizzare una ong spagnola, Manos Unidas, che costruirà un centro sanitario all’interno del complesso salesiano Muetu Don Bosco della città di Mbuji-Mayi, Capoluogo della provincia del Kasai Orientale nel centro-sud della Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

Mbuji-Mayi è soprannominata la città dei diamanti perchè in questa regione congolese si estrae un terzo dei diamanti industriali del pianeta, vale a dire quelle pietre non idonee ad essere utilizzate come gemme ma con alto livello di durezza che le rende il materiale ideale per strumenti di perforazione, di taglio e molatura.

L’iniziativa è riportata dall’Agenzia Fides che specifica come la struttura salesiana gestisca anche una scuola di alfabetizzazione, scuola primaria, secondaria, un centro di formazione professionale, una parrocchia e una casa di accoglienza per bambini di strada, che può ospitare 80 minori, anche se ogni giorno ne accoglie circa 400.

Nel centro sanitario verranno curati questi bambini: orfani o bimbi soli che passano le giornate cercando di sopravvivere rubando nei mercati. I minori coinvolti nel progetto vivono in strada: non vanno a scuola, soffrono di malnutrizione, non sono vaccinati e contraggono facilmente gravi malattie come malaria, febbre tifoidea, epilessia e tubercolosi. Il 40% dei minori di strada infatti, ricordano gli operatori salesiani, è malato e ha bisogno di cure mediche quotidiane.

In generale, riporta l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie, le famiglie congolesi della regione vivono in condizioni di estrema povertà, e il bimbo è finito in strada perchè è stato abbandonato dai genitori o è fuggito da casa per non lavorare più nei campi o nelle miniere di diamanti. A Mbuji-Mayi, infatti, centinaia di migliaia di famiglie si lanciano alla ricerca artigianale di diamanti in condizioni molto dure per il clima subtropicale, con una temperatura media di 35 gradi e un elevato tasso di umidità, senza acqua potabile, senza corrente elettrica e senza strade. Le famiglie sono molto numerose, con una media di 6/7 figli, e hanno gravi problemi di sopravvivenza e di violenza domestica. Sin dall’età di 5 anni i piccoli sono sfruttati per la ricerca dei diamanti mentre le bambine e le adolescenti vengono fatte prostituire per portare denaro in casa.

Il diamante è un cristallo trasparente composto da atomi di carbonio a struttura tetraedrica. La stragrande maggioranza dei diamanti in circolazione è passata “dalle mani” di una unica compagnia, la De Beer, che, praticamente in regime di monopolio, controlla la quasi totalità del mercato mondiale. Il loro valore varia enormemente a seconda che sia di qualità gemmologica o industriale; questi ultimi – di cui il Congo è il principale Paese estrattore al mondo – valgono ovviamente molto meno dei primi.

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