LA SCUOLA DEGLI ULTRA-POVERI

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Ci sono periferie del mondo dove anche solo pensare di andare a scuola è un lusso. Una di queste è il Pakistan, dove a pagare lo scotto di un sistema arretrato e sbilanciato sono soprattutto i più poveri, periferie nelle periferie.

Senza istruzione

L’analfabetismo – spiega Faizan Afzal, giornalista freelance – è una bomba a orologeria in costante ticchettio, proprio come l’esplosione demografica, che tiene il nostro sviluppo nazionale stagnante”. Il Paese asiatico è ancora lontano dal riuscire a universalizzare il sistema di istruzione di base. Diversi fattori politici, economici e culturali ostacolano il raggiungimento di un tasso di alfabetizzazione decente. Mancano la capacità e la volontà politica.

Attivisti in prima linea

Qualcosa però sta cambiando, soprattutto grazie agli sforzi di Ong come la Brac. Sono state infatti create delle scuole primarie non formali, progettate per offrire un’opportunità ai bambini svantaggiati ed emarginati, lasciati fuori del sistema formale di istruzione a causa della povertà estrema, dell’impossibilità di spostamento, di violenza o discriminazione.

Il modello di questo sistema è unico. Opera sul modello “Una stanza, una scuola“. Questi mini istituti iscrivono trenta studenti a la massimo, fornendo loro il materiale scolastico, reclutando un insegnante dalla stessa zona che fornisca l’istruzione primaria di base.

Le moderne tecniche impiegate da organizzazioni non governative, come i partenariati pubblico-privato, l’alfabetizzazione della famiglia, la formazione degli insegnanti, e il coinvolgimento della comunità stanno dunque dando buoni risultati.

Il ruolo delle Ong nel settore dell’istruzione è molto chiaro: non intendono sostituire il governo, ma operano al fine di garantire gli standard di qualità, accessibilità ed equità in tutto il Paese. L’istruzione non è obbligatoria a nessun livello, così l’indice di analfabetismo è molto alto. Solo un adulto su quattro sa leggere e scrivere.

Numeri allarmanti

Di più: il Pakistan è tra le ultime dieci nazioni al mondo per la scolarizzazione delle bambine. Coloro che proseguono gli studi a livello superiore sono meno del 2% e sono meno dell’1% coloro che accedono all’università. Per quei pochissimi che lo utilizzano, il sistema scolastico segue il modello inglese: sei classi per la scuola primaria e cinque per la secondaria. Per andare all’università si deve affrontare un esame chiamato matric.

Nella scuola elementare c’è una sola maestra per ogni classe, le materie che si studiano sono: l’urdu (la lingua nazionale), matematica, inglese, geografia, storia, scienze; non ci sono materie, quali: educazione fisica, educazione artistica ed educazione tecnica.

Unica vera eccezione, nel panorama rurale desolante del Pakistan è la valle di Hunza, nel Gilgit-Baltistan, la regione più settentrionale del Pakistan. Questa zona è diventata un modello, analizzato anche in rapporti come quello di Andreas Benz, uno studioso dell’Università di Bonn. Qui il tasso di alfabetizzazione è tra il 60% e il 100%, comparabile a quello dei centri urbani ed economici del Paese, come Lahore, la capitale culturale del Pakistan.

La sfida

Obiettivo della scolarizzazione dunque è ancora lontano, visto che nonostante la partnership tra il governo e le Ong, oltre il 70 per cento dei bambini sono ancora fuori dalle scuole in Punjab e gli studenti che ci vanno sono in ritardo rispetto alla didattica fissata a livello globale. Secondo le statistiche, sono ventiquattro milioni i bambini che non vanno a scuola in Pakistan, la cifra più alta al mondo dopo la Nigeria. Una sfida aperta.

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