“Il confessore è un ponte per la grazia, non un posto di blocco” Intervento dell'arcivescovo Roche al corso della Penitenzieria. Domani il Papa confessa a S. Pietro

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Confessarsi “non è come andare dallo psicologo, dallo psichiatra, dal sociologo o semplicemente andare da un amico: prima di tutto, la confessione è l’incontro con Cristo”, e questo incontro “dipenderà quasi interamente dal sacerdote”. L’arcivescovo Arthur Roche, segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è intervenuto ai lavori del 28. corso sul foro interno promosso dalla Penitenzieria apostolica, e, come riferisce l’Osservatore Romano, più che su singoli casi relativi all”ordo paenitentiae’, ha puntato a definire innanzitutto il ruolo del buon confessore: di un prete, cioè, che “prenda seriamente il suo sacro dovere e che sia pronto a essere un ponte per giungere alla grazia di Dio, piuttosto che un posto di blocco”.

Il corso è iniziato martedì con la lectio magistralis del cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore e si svolge nel palazzo della Cancelleria. Domani è prevista l’udienza papale e, nel pomeriggio, la celebrazione penitenziale presieduta dal Pontefice nella basilica di San Pietro, quando il S. Padre confesserà alcuni penitenti. Durante il corso ci sono stati anche contributi tecnici”, con l’analisi e i suggerimenti pastorali riguardo a casi specifici che si possono presentare al confessore durante la celebrazione del sacramento. La cronaca quotidiana, i fatti che maggiormente scuotono le coscienze attraverso il continuo rimbalzare di notizie e di commenti sui media e in rete (eutanasia, maternità surrogata, adozioni riconosciute alle coppie omosessuali) hanno attraversato anche questi tre giorni di studio e di approfondimento per chi è chiamato, nel confessionale, a essere tramite dell’incontro con la misericordia di Dio.

In ogni caso, i singoli aspetti dell’ordo paenitentiae, i vari casi di coscienza, regole e procedure non esauriscono, ha affermato l’arcivescovo Roche, “l’arte di celebrare il sacramento della penitenza”. Che, ha sottolineato, “sarebbe semplicemente funzionale” se il confessore non avesse un autentico “cuore sacerdotale”. Ha aggiunto il presule: “Lungi dall’essere un guardiano, il sacerdote svolge di più il ruolo di un usciere: accogliendo, camminando al fianco, consentendo così al penitente, attraverso una buona confessione, di trovare la via per la fonte stessa della vita eterna”. Il segretario della Congregazione per il culto, registrando con preoccupazione e tristezza il “diffuso allontanamento dalla pratica della confessione“, ha messo in evidenza come oggi “la gente ha bisogno di essere ascoltata, ha bisogno che i propri desideri più profondi e le difficoltà più intime siano comprese, considerate, appagate e sanate”. Il confessore deve essere consapevole del ruolo fondamentale che ricopre, prepararsi a esso continuamente e adeguatamente, ed essere sempre pronto e disponibile. Mai farsi vincere da qualsiasi tipo di stanchezza, consapevole che “la mancanza di volontà di un sacerdote impedisce a Dio di avere l’opportunità di perdonare e di dare la pienezza della salvezza”. Un tirarsi indietro che, ha detto il presule, equivale a “rubare la misericordia di Dio“.

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