Inchiesta Romeo: perquisito Palazzo di Giustizia a Napoli Al setaccio l'ufficio di Calderara, direttore per la gestione e la manutenzione, indagato per corruzione

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Nuovi clamorosi sviluppi nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti alle aziende dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo. I carabinieri hanno effettuato alcune perquisizioni nel Palazzo di Giustizia di Napoli. In particolare è stato passato al setaccio l’ufficio del direttore generale per la gestione e la manutenzione del Palazzo di Giustizia di Napoli, Emanuele Caldarera, che risulta indagato per corruzione in concorso con Romeo. Secondo l’ipotesi accusatoria dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano per sbloccare il pagamento di alcune fatture a favore della Romeo Gestioni, che erano state congelate dal funzionario che l’aveva preceduto nell’incarico, il dirigente avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione di una figlia (che non risulta indagata) presso l’azienda dell’imprenditore. I fatti contestati si riferiscono a un periodo tra l’ottobre e il novembre dello scorso anno.

Intanto sono stati depositati gli atti in vista dell’udienza del Tribunale del riesame che dovrà pronunciarsi sull’ordinanza di custodia cautelare per Romeo, attualmente recluso a Regina Coeli. Tra questi documenti c’è anche il verbale dell’interrogatorio dello scorso 16 dicembre di Marco Gasparri, dirigente di Consip, indagato per corruzione nell’inchiesta sulla Centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Si apprende così che parlando del suo rapporto con l’imprenditore, il dirigente ha affermato che “di regola gli appalti si perdono per ‘banalità’, magari perché non si colgono particolari, dettagli e sfaccettature del capitolato; ecco, a tale riguardo io mi sono messo a disposizione del Romeo almeno dal 2014 in poi”. Gasparri era all’epoca dirigente responsabile dei bandi di gara della Consip. “Negli ultimi due anni mi sono incontrato con il Romeo quasi tutte le settimane – ha detto ancora Gasparri – magari soltanto un’ora o mezz’ora, ma tutte le settimane”.

Argomento dell’interrogatorio anche la nomina di Marroni: “Alla vostra espressa domanda, vi dico che la nomina dell’Ad Marroni è stata ‘sponsorizzata’ da Renzi e da Lotti, e per la verità lo stesso Marroni non ne fa mistero; si tratta di una nomina politica”.

Nell’interrogatorio del 28 gennaio davanti ai pm di Roma e Napoli, Gasparri, parlando dei contatti istituzionali che Alfredo Romeo sosteneva di avere, ha aggiunto: “Con riguardo agli interventi politici di altissimo livello su Marroni, ricordo, per spiegare meglio quanto detto prima, che quando io feci a Romeo la domanda se era il Papa egli mi rispose che erano di altissimo livello; io a quel punto chiesi se fosse il presidente del Consiglio Renzi ed egli mi guardò senza rispondere nulla”. Il dirigente ha precisato che gli “interventi politici” sull’Ad Luigi Marroni sarebbero avvenuti prima dell’estate 2016. Gasparri aveva spiegato: “Romeo mi disse, nel suo ufficio, che erano interventi ad altissimo livello ed accompagnò con un gesto che enfatizzava il livello apicale dei suoi interlocutori. Io per celia gli chiesi se parlava del Papa e lui fece quel gesto per indicare che si trattava di un livello molto alto. Io pensai che potesse essere o il ministro del Mef o il Presidente del Consiglio o qualcuno vicino a costoro”.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto un rapporto informativo al capo Dipartimento organizzazione giudiziaria in merito alla vicenda e ha chiesto di assicurare alla Procura di Napoli ogni possibile collaborazione istituzionale. “Resta inteso che il Ministero della Giustizia – fa sapere via Arenula – si riserva di valutare la condotta del dirigente indagato anche ai fini delle opportune iniziative cautelari”.

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