Gentiloni ai deputati Pd: “Il quadro politico è fragile ma non tirerò a campare” Il premier ha incontrato a Montecitorio i colleghi di partito: Ue, diritti civili, immigrazione e Sud i punti centrali del programma

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“Non mi rassegno a un governo e una maggioranza che tirano a campare. Non è così e non lo sarà”. Lo ha detto Paolo Gentiloni incontrando i deputati del Pd a Montecitorio. Nel suo discorso programmatico il premier mira a segnare un punto politico: da qui a fine legislatura si sente investito di una “personale missione compiuta”, quella di “preparare una nuova stagione” positiva per il partito portandolo alle elezioni “nelle migliori condizioni possibili“. Gli applausi dei deputati lo interrompono diverse volte e alla fine nessuno interviene in replica, anche gli esponenti delle mozioni congressuali non renziane che avevano preventivato di farlo.

Gentiloni è arrivato alla Camera al termine di una giornata aperta dal Cdm che ha fissato la data del referendum sul Jobs act per il 28 maggio. Si lavorerà per evitare quel passaggio “correggendo” le norme sui voucher, conferma ai deputati. Ma non dice di più, perché il lavoro dovrà essere condiviso: “Ne discuteremo nel gruppo”, afferma. E il suo ruolo di “servizio”, lo sottolinea in diversi passaggi del suo intervento. Fino al 2018 o comunque finché ci saranno “le condizioni” per portare avanti la legislatura, il governo non si “limiterà a tenere a galla la barca” e provare a “concludere dignitosamente una stagione” ma si darà “obiettivi ambiziosi che vanno oltre l’attuazione del programma di riforme“. E in questo ha bisogno dell’apporto del Pd, “architrave della maggioranza“.

In mattinata, alla presentazione di iniziative del Fai, il premier aveva citato Gaber: “Libertà è partecipazione”. In serata al gruppo Dem è stata la volta di Cocciante: “Io non posso stare fermo…”. Ettore Rosato, che ha aperto la riunione, ha ricordato che in Parlamento le cose si sono fatte più complicate dopo la scissione del Pd, anche alla Camera dove i numeri sono ampi. E Gentiloni lo ha detto in modo ancor più chiaro: “Il quadro politico – sarebbe miope non riconoscerlo – è più frammentato di quanto non fosse a novembre. Gli italiani vogliono essere rassicurati” ha sottolineato. “Ho le mie idee e molti di voi sanno come la penso da molti anni ma lo sforzo di questi mesi sarà tenere il governo per quanto possibile al riparo dalle tensioni politiche“. Quanto all’agenda delle cose da fare, ha citato il terremoto (al Salone di Milano saranno presentati i primi progetti di Casa Italia), l’immigrazione, i diritti civili come il biotestamento e il Sud (a Matera ad aprile ci sarà un “grande evento” sul tema), la povertà (“Sono quasi pronti i decreti attuativi”. E poi la battaglia in Europa, dove nel 2018 potrebbe esserci “un’implosione” dell’Ue, ma anche l’avvio di un periodo di “grande cambiamento” se Macron vincerà in Francia e Schulz in Germania.

Non ignora, il premier, che il tema più atteso è quello economico, con il Def e la “manovrina” da varare ad aprile. Ma rinvia a un altro momento: “I conti, di cui certamente parleremo, non sono tutto. Abbiamo grandi priorità che vanno al di là delle leggi di bilancio dei prossimi 7-8 mesi” ha sottolineato.

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