Schiavi dei bisogni

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bisogni

Qual è il confine tra bisogno e piacere? Le nostre attività nascono dalle necessità. Anche la nostra interazione con il mondo segue questa strada. Ovunque, attorno di noi, lasciamo impronte dei nostri bisogni. Sembra una cosa normale.

E, in effetti, non c’è nulla di sbagliato nei bisogni. Così la vita va avanti: ci nutriamo, ci vestiamo, nascono i bambini. Ma esistono diversi tipi di necessità. Sessant’anni 60 Abraham Maslov le ha divise in cinque gruppi: fisiologiche, di sicurezza, d’appartenenza, di stima e di auto-realizzazione. Tutte sono sono fondamentali per far crescere una persona, eppure hanno una precisa gerarchia.

Maslov li presenta come una piramide, dunque in modo ordinato. Alcuni sono più importanti, altri più elementari. Nella società odierna, specie in quella occidentale dove ogni cosa sembra utile per soddisfare un bisogno, non è facile ricordare e mantenere quest’ordine. Per farlo ci vogliono consapevolezza e disciplina.

Nel linguaggio spirituale si dovrebbe parlare di ascesi, cioè l’arte del saper scegliere bene, di subordinare le nostre azioni agli obiettivi che ci permettono crescere, per essere veramente e pienamente felici. Chi pensa sulle conseguenze delle sue scelte? Chi decide le cose che vuole fare sulla base dei fini da perseguire? Siamo troppo stanchi, troppo oppressi dalla vita e non abbiamo più forza né voglia di prendere adottare decisioni ragionate. Questo ci porta sempre a intraprendere la strada più facile, che porta al piacere e alla soddisfazione immediata.

E’ un meccanismo naturale, ma, occorre chiedersi, è veramente umano? L’assenza di scelte giuste non solo fa decadere la nostra umanità ma ci toglie anche la libertà. Pensiamo ai social network. Le informazioni che inseriamo sui nostri profili vengono inviate alle grandi aziende e questo consente loro di offrici prodotti e servizi “su misura”. Senza nemmeno accorgercene diventiamo oggetto di un vero e proprio bombardamento pubblicitario. Di per sé non c’è nulla di male. Ma pensiamo a quando lo stesso meccanismo viene utilizzato per veicolare notizie false, di carattere politico o commerciale, davanti a cui siamo inermi. Chiusi nella nostra “bolla” fatta di piaceri e soddisfazioni non ci accorgiamo di queste bufale, che si moltiplicano, finendo col condizionare le nostre scelte e influenzare la politica.

Nella tradizione spirituale il piacere era sempre visto con sospetto: indeboliva la vigilanza e la prudenza. Se ci manca qualcosa siamo più attenti e cauti e possiamo valutare meglio la singola situazione con cui ci confrontiamo. Saper gestire i propri bisogni significa saper sopportare meglio la mancanza di una cosa. E questo ci permette di restare lucidi. Secondo gli antichi maestri spirituali è proprio questa condizione di equilibrio a consentirci di unirci a Dio e raggiungere la pienezza della nostra umanità.

Se vogliamo essere pienamente liberi e felici dobbiamo imparare a essere più attenti nelle scelte, comprese quelle più piccole. Il nostro tempo è troppo complesso per permetterci di essere ingenui.

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