Iraq, liberata a Mosul una chiesa cristiana usata dall’Isis come base strategica Nostra Signora del Perpetuo Soccorso non porta più alcun segno del suo passato cristiano

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Liberando il quartiere al-Dawasa di Mosul, le forze irachene hanno rinvenuto una chiesa cristiana che era stata utilizzata come base dai miliziani dell’Isis. Si tratta di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso (Um al-Mauna), luogo di culto frequentato dai cattolici caldei della regione. Questi rappresentano la maggioranza dei cristiani iracheni, ma il loro numero è diminuito in maniera drastica con l’arrivo dell’Isis: prima del 2003 superavano il milione, oggi sono meno di 350mila.

Le forze dell’Isis avevano infatti preso la città nel giugno del 2014, obbligando i membri della comunità cristiana a scegliere fra convertirsi all’Islam, pagare una tassa speciale, fuggire o venire uccisi. Poche settimane dopo, devastavano Qaraqosh nella piana di Ninive, dove si pensa vivessero 120mila cristiani, obbligandoli alla fuga.

Fonti affermano che cinque miliziani sono stati trovati morti fuori dalla chiesa. Dopo il loro passaggio, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso non porta più alcun segno del suo passato cristiano: non un solo crocifisso o statua sono sopravvissuti, sostituiti da manifesti e simboli del Daesh (acronimo arabo di Isis), come riporta Asia News. L’insegna sopra la porta, “Chiesa cattolica caldea”, insieme all’altare di marmo grigio – si legge nel sito dell’organo di informazione dei Pime – testimoniano la funzione originaria dell’edificio. Sui muri esterni color ocra si legge un divieto d’ingresso della polizia religiosa dello Stato islamico. I miliziani hanno cercato di eliminare le croci, danneggiandone una in pietra e cercando di staccarne un’altra da una porta di metallo scardinata.

All’interno ci sono nicchie vuote e la base di una statua, in origine decorata con fiori gialli e rossi. Sui muri appaiono incisi i nomi di guerra dei combattenti di Daesh. Manifesti affissi sulle colonne di marmo fanno comprendere la vita nello Stato islamico. Uno di essi riporta le 14 regole per vivere a Mosul sotto il comando jihadista, fra cui l’obbligo alle donne a vestire in maniera modesta e mostrarsi in pubblico solo “se necessario”. Sul pavimento ricoperto da detriti, è stato trovato un volantino in cui si elencano le punizioni corporali previste per i colpevoli di furto, consumo di alcool, adulterio e omosessualità. Le spiegazioni sono affiancate da violente immagini rappresentative.

Il recupero della chiesa è avvenuto questa settimana per mano dell’esercito iracheno, durante l’offensiva per la riconquista completa di Mosul, nome che diedero gli Arabi musulmani all’antica Ninive, la capitale assira citata anche nella Bibbia. Secondo il colonnello Abdulamir al-Mohammedawi, dalla chiesa lo Stato islamico controllava che tutti i residenti di Mosul rispettassero le regole e seguissero le loro ideologie estremiste.

La città è stata un importante bastione per i militanti di Daesh ma oramai ne stanno perdendo il controllo: già questo gennaio le forze di Baghdad hanno recuperato l’area orientale della città, che sorge sulle sponde del fiume Tigri, e sta cercano di riconquistare anche la zona Ovest.

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