Mafia Capitale, al via l’interrogatorio di Salvatore Buzzi: “Carminati non contava niente” E' iniziata nell'aula bunker di Rebibbia la prima delle 7 udienze previste per il "ras" delle cooperative. Sono 35 i capi d'accusa contestati

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E’ iniziato nella serata dell’8 marzo, nell’aula bunker della Casa circondariale di Rebibbia, l’interrogatorio di Salvatore Buzzi, che figura come uno dei principali imputati del processo per Mafia Capitale, assieme a Massimo Carminati. Arrestato il 2 dicembre 2014 per associazione di stampo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta della Procura, Buzzi è stato collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, dove è sottoposto al 41 bis: “Sono qui per difendermi – ha spiegato poco prima dell’inizio delle domande  -. Ho già reso 5 interrogatori in Procura ma non sono mai stato creduto. Cercherò di dimostrare qui che quello che dicevo era vero”. Sono in tutto 35 i capi d’accusa contestati dalla Procura al “ras” delle cooperative, il quale dovrà rispondere alle domande dei magistrati per almeno 7 udienze, come concordato dai suoi legali con i giudici del tribunale.

La versione di Buzzi

Una lunga, lunghissima tranche di confronto quella andata in scena via schermo, con un Buzzi prodigo di racconti, dalle cooperative sociali ai suoi rapporti con Carminati, ripercorrendo con un “approccio storiografico” le tappe che lo hanno portato dalla fondazione della “29 giugno”, dopo la detenzione negli anni ’80, all’arresto del 2014, quando la cooperativa aveva ormai raggiunto fatturati altissimi e contava oltre 2 mila dipendenti: “Eravamo un sistema perfetto, che funzionava benissimo… il fiore all’occhiello di Legacoop – ha spiegato – e crescevamo tanto velocemente che a un certo punto andammo in Legacoop a chiedere se andava tutto bene, e loro ci dissero: ‘siete perfetti'”. Poi il racconto: “Quando sono uscito dal carcere abbiamo creato la prima cooperativa sociale con il coinvolgimento di otto soci, tutti reduci da pene detentive pesanti. Usufruimmo dei primi fondi assegnati con somma urgenza dalla Provincia e al momento degli arresti del 2 dicembre 2014 eravamo in 2200, tra dipendenti diretti e indiretti, cioè appartenenti alle cooperative legate alla ’29 giugno’. Il nostro fatturato è cresciuto tra il 1998 e il 2000 e poi, in maniera esponenziale, grazie all’emergenza Nord Africa e alloggiativa, tra il 2008 e il 2012. Io al mese arrivavo a prendere 6 mila euro di stipendio, quattro volte la paga di un operaio, perché eravamo di sinistra e ci piaceva fare cose di sinistra”.

Coop e Carminati

Ma quanto influiva Carminati nel fatturato aziendale? Poco, contesta Buzzi: “Io non rinnego l’amicizia con Massimo Carminati, ma lui in coop non contava nulla. Fra il 2012 e il 2014 i suoi affari hanno inciso per 5,9 milioni (il 3,3%) di fatturato, a fronte dei 180 milioni di euro complessivi fatturati dalla ’29 Giugno'”. L’ex Nar, riferisce Buzzi, è entrato in cooperativa solo nel 2012, quando i due si sarebbero rincontrati dopo essersi conosciuti in carcere: “Nel corso della detenzione ho avuto contatti con ambienti neo fascisti anche se io ero dichiaratamente di sinistra, anzi finì li proprio per questo. Non ho mai avuto problemi con loro, mi trovai benissimo e in quel periodo ho conosciuto anche Gianni Alemanno che però apparteneva all’area missina”.

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