Festa della Donna in Vietnam: gli appelli delle ong per la scarcerazione di attiviste e dissidenti Il Comitato vietnamita per i diritti umani chiede il rilascio di tutte quelle donne in cella per reati di opinione

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In concomitanza con la Giornata Mondale della Donna, il Comitato vietnamita per i diritti umani (Vchr) ha diffuso un appello per sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle attiviste finite nel mirino del governo comunista. Auspicano una “revisione” delle norme del Codice penale usate per “imprigionare le attiviste”, il Vchr chiede il rilascio di tutte quelle donne in cella per reati di opinione. Lo riporta Asia News, l’organo di informazione del Pime.

Nel mirino degli attivisti di Vchr gli articoli 79, 88 e 258 del Codice penale vietnamita redatto nel 1999 con lo scopo di “silenziare la dissidenza” e “colpire quanti lottano per una vera democrazia in Vietnam”.

Insieme alla riforma del Codie penale, spiegano gli attivisti, sono necessarie “riforme politiche” che favoriscano la partecipazione femminile all’attività politica e allo “sviluppo sociale, economico, intellettuale e politico” del Paese. “Donne attiviste pro-diritti umani, blogger, giornaliste, attiviste per i diritti delle terre e del lavoro, dissidenti politiche e religiose – prosegue la nota – sono oggetto di attacchi brutali, intimidazioni e arresti arbitrari. A questo si aggiungono regimi di carcere duro, solo per aver chiesto o rivendicato in modo pacifico l’esercizio dei propri diritti di base”.

Fra le molte donne ancora oggi rinchiuse nelle celle delle carceri comuniste, il Comitato vietnamita per i diritti umani ricorda la vicenda della 37enne blogger cattolica Nguyen Ngoc Nhu Quynh, meglio nota come “Mother Mushroom”. La donna è stata più volte oggetto di attacchi e violenze per aver commentato sui social questioni sociali e politiche quali il recente disastro ambientale del Formosa Group.

La 45enne Tran Thi Thuy, buddista Hoa Hao, sta scontando otto anni di carcere per “attività mirate a rovesciare” l’ordine precostituito. In realtà, riporta la nota, la donna si è spesa a favore dei diritti sull’uso dei terreni; ad aggravare una situazione già di per sé drammatica, la donna ha un tumore all’utero, ma le guardie carcerarie le hanno finora negato cure mediche appropriate. “La sua vicenda – conclude la nota – costituisce una chiara violazione della Convenzione Onu contro la tortura, sottoscritta e ratificata nel 2015 dalle autorità di Hanoi”.

 

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