Vaticano: presentata la “Consulta femminile”, il nuovo organo del Pontificio Consiglio per la Cultura Mons. Ravasi: "Uno sguardo femminile rivolto a tutte le attività del nostro Dicastero"

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Docenti universitarie, imprenditrici, impegnate in politica, artiste, giornaliste, religiose, giornaliste e laiche. Sono le donne che fanno parte della “Consulta femminile”, il nuovo organismo permanente istituito all’interno del Pontificio Consiglio della Cultura, nel giugno 2015, per dare spazio e continuità alla voce delle donne all’interno del Dicastero, e presentato quest’oggi nella Sala Stampa della Santa Sede. Trentasette, in tutto, le componenti coordinate da Consuelo Corradi, pro-rettore alla ricerca e ai rapporti internazionali dell’Università Lumsa di Roma. Alla presentazione, presente anche mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio.

Ravasi: “Mancava l’immagine di Dio nella sua completezza”

“Fino a poco fa non c’era nessuna donna a livello dirigenziale nel Pontificio Consiglio della Cultura, mancava dunque l’immagine di Dio nella sua completezza”. Con queste parole il card. Ravasi apre la sua presentazione. Da biblista ricorda che Dio “creò l’uomo a sua immagine e lo creò maschio e femmina. Ora, con la nascita della Consulta nel Dicastero le cose sono cambiate”. Questo “vuole essere soprattutto uno sguardo femminile rivolto a tutte le attività del nostro Dicastero. Il loro contributo potrebbe essere segnalato a due livelli. Da un lato certamente sui contenuti; alcuni contenuti che non avevamo previsto e che fanno parte di più della loro esperienza femminile, della loro esperienza di lavoro, anche laica. Il secondo aspetto è quello dello stile: riuscire a introdurre, per esempio, una lettura molto più globale, colorata, della realtà e dei temi che noi affrontiamo, facendo perdere un po’ quell’analisi che è solo squisitamente teologico-filosofica, propria del linguaggio ecclesiale. Ho escluso esplicitamente che fosse un’aggiunta al dicastero per riuscire ad avere le quote rosa oppure per avere una specie di cosmesi. No: loro entrano nell’interno dei meccanismi della nostra ‘politica culturale'”.

Non solo cattoliche

Grande la varietà di provenienza culturale, geografica e perfino confessionale, con la presenza della teologa musulmana iraniana Shahrazad Houshmand. A coordinare i loro incontri di lavoro la dott.ssa Corradi, che ha messo al centro della loro riflessione il tema della differenza femminile: “Le donne sono diverse dagli uomini. La parità dei diritti non significa perdere le nostre differenze. Qual è questa differenza femminile? Io la sintetizzo in questo modo: saper mescolare la tenerezza e la forza. E vorremmo essere testimoni per gli uomini che ci si può commuovere, che si può soffrire e gioire con gli altri senza perdere la propria forza”.

Donne in dialogo

Scopo della consulta, si legge in una nota, è “lavorare in dialogo con le diversità, le religioni e i tanti mondi in cui le donne operano, convinte che la pluralità è il presupposto dell’azione umana”. Per l’organismo, “la differenza femminile non fornisce l’avvio di una discussione ideologica. Non parliamo a nome della donna, ma alimentiamo una discussione propositiva sull’evoluzione dei ruoli, tema sul quale le donne sono protagoniste da più di un secolo, mentre gli uomini sembrano averlo vissuto in modo passivo. Sosteniamo che l’impegno delle donne nell’ampliare i confini della propria libertà richieda un patto nuovo con gli uomini – irrigato dall’amore e dall’amicizia – sia nella sfera pubblica, sia all’interno delle relazioni familiari a nutrimento della relazione materna e paterna”.

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