Siria, allarme Save The Children: 1 su bambino su 4 soffre di “ferite invisibili” alla psiche Domenica 12 marzo, presso la Galleria Vittorio Emanuele a Milano, si terrà l’evento pubblico "Ferite di guerra"

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“A sei anni esatti dall’inizio del conflitto in Siria, sono 5,8 milioni i bambini che vivono ancora sotto i bombardamenti e hanno bisogno di aiuti; un bambino su quattro inoltre rischia conseguenze devastanti sulla salute sua mentale”. E’ l’incipit, a pochi giorni dal sesto anniversario dall’inizio del conflitto,del nuovo rapporto “Ferite invisibili” presentato lo scorso 6 marzo da Save the Children, che per la prima volta indaga – attraverso interviste e testimonianze raccolte tra adulti e minori all’interno del Paese – l’impatto psicologico sui bambini coinvolti nel conflitto siriano, facendone emergere un quadro angosciante.

La ricerca

La ricerca è stata condotta tra dicembre 2016 e febbraio 2017 su 458 tra bambini, adolescenti e adulti all’interno di 7 tra i 14 governatorati della Siria. L’indagine è stata condotta nelle aree dove attualmente Save the Children e i suoi partner locali hanno la possibilità di lavorare, principalmente in zone controllate dalle forze dell’opposizione, includendo aree assediate o molto difficili da raggiungere. La ricerca e le sue conclusioni si basano sulle testimonianze raccolte in gran parte in queste zone, ma tengono conto e vengono confermate anche dei pareri raccolti da esperti che lavorano in zone sotto il controllo governativo.

Il rapporto

“Sono almeno 3 milioni – prosegue il rapporto – i bambini che hanno oggi sei anni e non hanno mai conosciuto altro che la guerra: si stima che siano oltre 470.000 le vittime dall’inizio del conflitto. L’85% della popolazione siriana vive in condizioni di povertà e 4,6 milioni di persone vivono in aree assediate o difficilmente raggiungibili. Sono 6,3 milioni gli sfollati all’interno della Siria e 4,9 milioni – tra cui 2,3 milioni di bambini – sono rifugiati e hanno dovuto lasciare il Paese.

Due bambini su tre dicono di aver perso qualcuno che amavano, la loro casa è stata bombardata o sono rimasti feriti a causa del conflitto. Il 50% degli adulti denuncia che gli adolescenti ormai fanno uso di droghe per affrontare lo stress, le violenze domestiche sono aumentate e il 59% degli intervistati conosce bambini e ragazzi reclutati nei gruppi armati, alcuni anche sotto i 7 anni. Secondo l’81% degli adulti intervistati, i bambini sono diventati più aggressivi, sia nei confronti dei genitori e dei familiari che degli amici. Sono tantissimi i bambini che soffrono di minzione involontaria e di frequente enuresi notturna (lo riferisce il 71% degli adulti) e quelli che la notte non riescono a dormire per gli incubi, la paura del buio, dei bombardamenti, della perdita della famiglia. La metà degli adulti intervistati denuncia che i bambini non riescono più a parlare e sono molti anche quelli che commettono atti di autolesionismo, che sfociano spesso in tentativi di suicidio” si legge nel report.

“Questa ricerca dimostra che le conseguenze del conflitto sui bambini siriani sono devastanti. Bambini che sognano di morire per poter andare in Paradiso e avere così un posto dove poter mangiare e stare al caldo o che sperano di essere colpiti dai cecchini per arrivare in ospedale e magari poter scappare dalle città assediate. Genitori che preferiscono dare in spose le proprie figlie ancora bambine perché non possono occuparsi di loro, generandone la disperazione che in alcuni casi le porta addirittura al suicidio. Bambini lasciati orfani della guerra che pur di avere qualcosa da mangiare si uniscono ai gruppi armati” denuncia Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Non possiamo rimanere a guardare mentre si consuma questa tragedia sulla pelle dei bambini. Devono immediatamente smettere i bombardamenti sui civili e gli aiuti devono raggiungere le popolazioni con particolare attenzione al sostegno psicologico per i più piccoli e vulnerabili”.

 

La condizione psicologica dei bambini rifugiati

“Sono 2,3 milioni i bambini che hanno abbandonato il paese in cerca di sicurezza e aiuto, fuggendo per la maggior parte nei paesi limitrofi, Turchia, Giordania, Libano e Iraq. Questi bambini hanno subito forti traumi e la maggior parte di loro sono stati testimoni di violenze estreme che li hanno costretti a fuggire. La prima causa di stress è rappresentata dalle difficilissime condizioni economiche in cui si trovano le famiglie sfollate: molti adulti non riesco a fare lavori legali in conseguenza del loro status di rifugiati, che impedisce loro anche di accedere a scuole e strutture sanitarie e li fa vivere in una sorta di limbo. Uno studio condotto tra i rifugiati in Turchia, ad esempio, mostra come il 45% dei bambini sfollati in questo paese soffrano di disturbi traumatici da stress (un dato dieci volte più alto rispetto alla media mondiale) e il 44% di loro soffre di depressione.

I bambini rifugiati sono al sicuro da bombardamenti e combattimenti, per cui vivono una condizione difficile ma che può essere alleviata grazie ad un intervento di supporto psicosociale che con il tempo è in grado di ricondurre i bambini ad una condizione di infanzia più serena. Una delle paure più grandi, anche per loro, resta quella dei bombardamenti – spiegano gli operatori psicosociali che li supportano nei campi di sfollati – ma man mano che passa il tempo i bambini riescono a convincersi di essere al sicuro e ricominciano a dormire la notte e a non svegliarsi più ogni volta che sentono un rumore, con la paura di morire. Per i bambini che vivono ancora in Siria, invece, la paura non va mai via.

“La continua esposizione ad eventi traumatici e a esperienze negative ha portato la maggior parte dei bambini siriani a vivere una condizione di stress tossico, con conseguenze sul loro stato di salute mentale e fisica, che può interrompere il loro sviluppo. Nonostante la condizione psicologica di questi bambini sia drammatica, sono comunque estremamente resilienti. Non sono ancora desensibilizzati alla violenza e provano ancora emozioni importanti. Non siamo al punto di non ritorno e per questo è fondamentale intervenire subito e restituire loro quella speranza di futuro di cui hanno bisogno. La comunità internazionale deve muoversi subito per mettere fine al conflitto e per supportare questi bambini anche dal punto di vista psicologico, perché è in gioco non solo il presente ma il futuro di un paese e della generazione che sarà chiamata a ricostruirlo”, conclude Valerio Neri.

L’evento “Ferite di Guerra”

Domenica 12 marzo 2017 alle ore 17.30, presso la Galleria Vittorio Emanuele a Milano (lato Silvio Pellico), si terrà l’evento pubblico “Ferite di guerra”. Le note del Maestro Giovanni Allevi e le voci degli attori Cesare Bocci e Isabella Ferrari racconteranno la quotidianità che vivono milioni di bambini siriani, ancora oggi intrappolati nelle città assediate o nel limbo dei campi profughi nei paesi limitrofi.

 

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