COSI’ PIO XII FECE LIBERARE CENTINAIA DI EBREI

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Davvero Pio XII non mosse un dito per salvare gli ebrei arrestati a Roma durante l’occupazione nazista? Uno dei più diffusi luoghi comuni finalizzato a calunniare il venerabile Eugenio Pacelli sembra essere stato spazzato via dai dati diffusi durante il convegno che si è tenuto a Roma nella sala dei Papi del convento di S. Maria sopra Minerva. Numeri frutto della paziente ricerca storica del belga Domenico Oversteyns, diacono della Famiglia Spirituale L’Opera, da anni impegnato a raccogliere testimonianze e documenti d’archivio per smontare la “leggenda nera” che ancora avvolge la figura del Pontefice.

Richieste esplicite

Secondo Oversteyns, Pio XII ottenne la liberazione di 245 ebrei nel pomeriggio del 16 ottobre 1943, il giorno del famigerato rastrellamento del ghetto, intervenendo presso il generale Stahel, e poi altri 60 furono salvati in seguito all’intervento del Papa, su istanze del Vaticano e di Padre Pancrazio Pfeiffer, il saveriano che di fatto era la “longa manus” del Pontefice per compiere queste azioni, fino al 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma. Ci furono altre azioni compiute nello stesso periodo per 131 ebrei, che però non ebbero riscontro positivo. In totale, ed è questa la novità emersa durante il convegno, si contano ben 110 richieste esplicite di liberazione. Questo dimostra l’infondatezza della tesi di quanti sostengono che Pio XII non fece nulla per salvare gli ebrei arrestati.

La sorte degli ebrei catturati

Oversteyns ha fatto un riepilogo della sorte dei 2228 ebrei catturati dai nazisti durante l’occupazione: 30 riuscirono a fuggire, 39 scamparono alle grinfie dei tedeschi corrompendoli; 83 furono uccisi prima della deportazione e 345 furono liberati, 305, come detto, grazie agli interventi del Papa e del Vaticano, 40 per altre ragioni (istanze della Croce Rossa, documenti falsi o altre circostanze). I deportati furono 1731: solo 117 i sopravvissuti ai campi di concentramento. Da notare che nel 2014 Oversteyns informò Yad Vashem dell’errore riportato sulla lapide installata a Portico d’Ottavia che parlava di 2091 deportati. Nel 2015 la comunità ebraica romana, dopo ricerche d’archivio, ha corretto il numero in 1769, non lontano da quello indicato dallo storico belga. Inoltre, già prima del 16 ottobre Pio XII aveva disposto di aiutare gli ebrei perseguitati: ben 500 erano ospitati in 48 conventi, 44 in collegi o parrocchie, 18 in Vaticano o in aree extraterritoriali. Nessun ebreo, invece, contrariamente a quanto si riteneva, fu ospitato nelle ville pontificie di Castel Gandolfo, dove trovarono rifugio altri perseguitati e sfollati. Alla data della liberazione di Roma risultano 4112 ebrei nascosti in 235 conventi e monasteri e 115 nelle sedi extraterritoriali del Vaticano. I numeri completi della ricerca sono stati pubblicati sul sito ufficiale della causa di canonizzazione di Pio XII.

La testimonianza di Anita Garibaldi

Ma al convegno c’è stata un’altra testimonianza interessante, quella di donna Anita Garibaldi, pronipote di Giuseppe. Una famiglia non certo tenera con la Chiesa, anche perché di religione protestante, fede professata sia dalla madre che dalla nonna di Anita. Il padre, Ezio, personaggio poliedrico, deputato, era amico di Mussolini ma si allontanò progressivamente dal fascismo in seguito alle leggi razziali. I Garibaldi, infatti, avevano numerose amicizie tra gli ebrei. Donna Anita ha raccontato della conversione del padre al cattolicesimo, fino al battesimo conferito dallo stesso Pio XII a tutta la famiglia, e all’aiuto che fornì ad alcuni ebrei. “Una volta, ero piccola – ha raccontato – ho visto due persone, infagottate, salire sull’auto di mio padre, una di quelle che ora si chiamerebbero auto blu. Poi ho saputo che li aveva portati in Vaticano, facendoli entrare dalla porticina che sta a sinistra del colonnato”. Quella dove ora c’è la mensa gestita dalle suore di Madre Teresa. Ma ancora più interessante è il giudizio di Ezio Garibaldi sui “silenzi” di Pio XII: “Mio padre – ha detto donna Anita – di ritorno dalla prigionia, mi disse che il Papa aveva fatto bene a tacere per non scatenare la furiosa reazione dei nazisti che avrebbe certamente causato altre vittime sia tra gli ebrei che tra i cattolici”. All’incontro hanno partecipato anche lo storiografo Livio Spinelli, che ha presentato l’ultimo libro di suor Margherita Marchione, “Avvocata di Pio XII: la mia ultima crociata”, e il prof. Giulio Alfano, con un’interessante relazione su Pio XII e la politica, in particolare quale precursore nel dare rilievo al concetto di persona che ha poi ispirato il codice di Camaldoli e la stessa Costituzione repubblicana.

L’omaggio del cardinale Mamberti

Le conclusioni del convegno, organizzato dal Comitato Papa Pacelli presieduto dall’avvocato Artiglieri e moderato da Andrea Acali, collaboratore di In Terris, sono state affidate al cardinale Dominique Mamberti, prefetto della Segnatura Apostolica. Il porporato, che vanta una lunga carriera nella diplomazia vaticana, ha sottolineato, tra l’altro, proprio l’azione diplomatica di Pio XII fin da quando era nunzio in Baviera, dove aveva più volte condannato pubblicamente il programma nazista.

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